LA DIREZIONE DI LUIGI EINAUDI ALLA «RIFORMA SOCIALE» che vige nella madrepatria. Il timore di Einaudi è che le classi imprenditoriali e commerciali italiane, poggiando sulla complicità del mondo politico, leggano nelle terre africane un nuovo mercato da poter gestire con il sostegno del privilegio doganale di cui già godono in Italia. Einaudi si mostra durissimo nei loro confronti, conia un termine efficace per descrivere la loro attività: li chiama appunto «trivellatori di Stato», ovvero trivellatori dell'erario statale. Il termine stava a significare l'intervento economico statale a sostegno delle prospezioni petrolifere, poi esteso a tutti quegli industriali, in primo luogo i siderurgici, che volevano «reggersi in piedi svaligiando i contribuenti», a tutti i beneficiari di sovvenzioni pubbliche e di aiuti di vario genere, volti a limitare o distorcere la concorrenza, e in particolare a mantenere elevati i prezzi dei beni finali (per i consumatori) e dei beni intermedi (per gli industriali), oltreché gravare sulle spalle dei contribuenti: le commesse di favore dello Stato per forniture belliche erano infatti pagate dai contribuenti. La «Riforma sociale» si schiera apertamente contro il protezionismo, sposando le istanze liberiste:42 in questa direzione scrivono sulla «Riforma» Einaudi43 e Edoardo Giretti,44 trovando alleati in Antonio De Viti de Marco45 e Gaetano Salvemini46 che pubblicano su «L'Unità»47 e polemizzando con gli economisti raccolti intorno 42 II liberismo si raccomanda come «ottima regola pratica», scriverà Luigi Einaudi nella polemica con Croce. Questa caratterizzazione segna l'intera storia della rivista, anche se negli scritti di Einaudi il tema del liberismo-liberalismo va al di là della tradizionale critica al protezionismo e ai monopoli. E liberismo fu la traduzione empirica, applicata ai problemi economici concreti, di una concezione più vasta ed etica, che è quella del liberalismo, e non ha valore di legge razionale o di principio economico, spiegherà Einaudi. 43 L. Einaudi, Nuovi favori ai siderurgici, «Riforma sociale», XVIII, voi. XXII, n. 2, 1911, pp. 97-112; Id., Ancora i siderurgici, ivi, n. 3, pp. 211-218; Id., A proposito della Tripolitania. Considerazioni economiche e finanziarie, ivi, n. 7, pp. 597-640; Id., Cortesie siderurgiche e monopolistiche, ivi, n. 7, pp. 716-717; Id., I fasti italiani degli aspiranti trivellatori della Tripolitania, ivi, XIX, voi. X-XHI, n. 3, 1912, pp. 161-193; Id., Le finanze della guerra, ivi, n. 10, pp. 641-643; Id. - P. Riboni, Polemizzando coi siderurgici, ivi, n. 12, pp. 850-888; L. Einaudi, Per l'avvenire d'Italia nella Libia (Nuove polemiche doganali), ivi, XXH, voi. XXVI, 1915, nn. 2-3, pp. 170-196. 44 L. Einaudi - E. Giretti, A proposito della Tripolitania. Ottimismo o pessimismo coloniale?, «Riforma sociale», XVHI, voi. XXII, n. 8, 1911, pp. 740-764. Cfr. anche E. Giretti, Parassitismo siderurgico, «L'Unità», a. 1, n. 9, 10 febbraio 1912, p. 35; Id., Guerra italo-turca e trattati internazionali, ivi, n. 18, 13 aprile 1912, p. 69. 45 A. De Viti de Marco, Il primo parassita tripolino, «L'Unità», a. 1, n. 7, 27 gennaio 1912, pp. 26-27; Id., Il parassitismo tripolino e il Mezzogiorno, ivi, n. 14, 16 marzo 1912, pp. 53-54; Id., L'autonomia doganale della Libia, ivi, n. 17, 6 aprile 1912, p. 65. 46 G. Salvemini, Tripoli e i socialisti, «L'Unità», a. 1, n. 1, 16 dicembre 1911, pp. 1-2; Id., Socialismo e Tripolismo, ivi, n. 3, 30 dicembre 1911, pp. 9-10; Id., Colonia e Madre Patria, ivi, n. 5, 13 gennaio 1912, ora in Id., Come siamo andati in Libia e altri scritti dal 1900 al 1915, a cura di A. Torre, Milano, Feltrinelli, 1963, pp. 143-152. 47 Einaudi, Salvemini e De Viti de Marco condividevano l'antigiolittismo e l'antisocialismo, la diffidenza per le ideologie, la concezione della politica come legata alla morale, la passione per i problemi concreti. Cfr. A. Cardini, Antonio De Viti de Marco. La democrazia incompiuta (1858-1943), — 133 —