GIULIA BIANCHI tore mostra gli effetti perversi delle riparazioni di guerra, che costringono i paesi creditori a sterilizzare l'oro, e soprattutto i danni della managed currency (moneta manovrata), ossia la gestione da parte dello Stato della moneta per regolarne artificialmente il valore, non più vincolato a quello dell'oro fissato dal mercato. In un articolo del 1933, Cabiati ribadisce «l'utilità regolatrice del gold standard puro».122 Nel 1934 conia addirittura uno slogan: «Il gold standard è liberista».123 Di fronte a un mondo che va invece nella direzione opposta, con gli Stati Uniti che nel 1930 alzano le barriere doganali e altri Stati che introducono sistemi di 'scambi compensati', cioè di restrizione dei rapporti commerciali reciproci, egli si chiede come avrebbe potuto ancora esistere il gold standard. Il regime a tipo aureo e il sistema economico creato dal dopo-guerra sarebbero infatti incompatibili. In questo nuovo sistema, importante non è più la riserva aurea della banca centrale, ma la possibilità che ci sia il Ubero scambio dell'oro, il quale rappresenta il mighor sistema di riaggiustamento dell'equiUbrio internazionale. Nel 1935 ribadisce: «Questa è la situazione odierna del gold standard. Perché esso riprenda a funzionare è dunque indispensabile la Hbertà degU scambi».124 Quanto agU Stati Uniti del presidente Roosevelt, che fra il 25 ottobre e il 25 novembre del 1933 avevano svalutato dell'I 1,3% il dollaro cartaceo, il giudizio resta negativo e le previsioni pessimistiche.125 «La poUtica del brain trust ha sin qui fatto fallimento»,126 dice Cabiati. E aggiunge: 122 Id., La moneta controllata e le sorprese dell'esperimento americano, «Riforma sociale», XL, voi. XLIV, 1933, p. 666. 123 Riferendosi al fatto che E governo britannico, dopo essere tornato al gold standard nel 1925, vi aveva poi rinunciato nel 1931, scrive: «[L'InghEterra] abbandonava, prò tempore, E tipo aureo; e insieme si staccava dal libero scambio, tornando, dopo circa mezzo secolo, al protezionismo. Perché, come ebbi già a scrivere [...], E gold standard è liberista»; A. Cabiati, Gold standard ed autarchia economica, «Riforma sociale», XLI, voi. XLV, n. 4, 1934, p. 373. 124 Id., Il «gold standard», la «moneta neutrale» e i due gruppi monetari, «Riforma sociale», XLII, voi. XLVI, n. 1, 1935, p. 34. 125 È significativo a questo riguardo quanto scritto pochi mesi prima, a maggio, da Cabiati. L'autore paventa l'ennesima svalutazione del doUaro da parte di Roosevelt nel quadro di una politica di 'moneta manovrata', che andrebbe incontro, aUo stesso fallimento subito daEa svalutazione voluta dal presidente precedente, Hoover: Cablati, Una vittima della politica: il dollaro cit. 126 Id., La moneta controllata e le sorprese dell'esperimento americano cit., p. 673. E brain trust a cui si riferisce l'autore è E gruppo di esperti voluto dal presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, per sostenere la politica del New Deal. Cabiati ne aveva già parlato hi un articolo di luglio, in cui ribadiva tutte le sue riserve sulla politica monetaria degli Stati Uniti, che avevano cessato di fatto E tipo aureo del dollaro e cercavano inutEmente di rialzare i prezzi svalutando la moneta americana. Cfr. A. Cabiati, Del «brain trust» e di altri guai della crisi, «Riforma sociale», XL, voi. XLIV, 1933, pp. 417-430. — 154 —