APPUNTI SULLA FORMAZIONE DI FRANCO VENTURI 69 sue trasformazioni. Chi oggi rilegga con attenzione e senza pregiudizio gli scritti di Rosselli di quegli anni, riconoscerà facilmente non solo la straordinaria lungimiranza della sua visione politica, la quale sin dal 1933 colse il significato ultimo dell’avvento di Hitler al potere, cioè che si sarebbe arrivati a una nuova guerra. Ma insieme a questa lungimiranza politica Carlo Rosselli accompagnava una revisione critica del suo giudizio sul fascismo e conseguentemente una revisione dei modi per sconfiggerlo e superarlo. Sino al 1933 il suo antifascismo era un problema italiano e la rivoluzione che egli auspicava un fatto interno al nostro paese. A partire dal 1933 l’antifascismo è un problema europeo. Inoltre, anche rispetto all’Italia, nel giudizio di Rosselli responsabile dei successi fascisti diventa sempre più la borghesia italiana, il fascismo appare dunque una reazione di classe20. Inizialmente, come mostrano gli scritti del 1933-34, Rosselli sperò che di fronte alla vittoria di Hitler l’Europa civile si risvegliasse21. Via via che questa speranza si rivelò un’illusione, via via che i governi d’Inghilterra e di Francia (e qui non mutò le cose l’avvento al potere del Fronte popolare) mostravano di preferire ogni possibile compromesso pur di evitare la guerra, volgere lo sguardo verso l’Unione Sovietica e ricercare un’intesa coi comunisti fu una tentazione difficile da resistere. Troppo buio si presentava l’orizzonte europeo. Scriveva con amarezza il 10 luglio 1936: «Una Inghilterra che non ha fatto la guerra per il Mediterraneo, non farà la guerra per il centro e l’est d’Europa. Una Francia che non ha fatto la guerra per il Reno, difficilmente la farà per l’Austria e forse per la Cecoslovacchia. Si entra nel regno delle tenebre, dove il terreno è tutto minato 20 II primo documento in cui questo giudizio emerge in forma compiuta mi sembra essere l’art. dell’8 giugno 1934, Una battaglia perduta, ora in: Rosselli, Scritti dell’esilio-, cit., II, pp. 11-16. E cfr. in generale N. Tranfaglia, Carlo Rosselli e l’antifascismo, in: Giustizia e Libertà nella lotta antifascista cit., pp. 181-204. 21 Si v., ad esempio, l’art. del giugno 1933, Italia e Europa, ora in: Rosselli, Scritti dell’esilio, cit., I, pp. 203-210, ove si legge: «In tanto sfacelo non tutto è male. [...] Per la prima volta dopo quasi un secolo, l’Europa si ritrova in una lotta per motivi universali. [...3 Per svegliare l’Europa c’era bisogno di un barbaro autentico [...] Mussolini non ha stoffa sufficiente per questo compito. [...] Con Hitler il fascismo diventa una cosa seria. [...] Esso è veramente l’andeuropa. Negando il libero esame, la tolleranza religiosa, 1 autonomia della persona, l’eguaglianza giuridica, attacca l’Europa al cuore e va alla guerra ideologica e forse alla guerra tout court coll’ebbrezza dionisiaca del barbaro che solo dalla forza attende vittoria. Hitler sta salvando l’Europa. Si parlerà un giorno di lui come di lontani invasori che ridonarono a Roma e al mondo medioevale la coscienza della funzione e il coraggio di battersi».