VENTURI E IL PROBLEMA DEGLI INTELLETTUALI 29 si verrà formando quelFilluminismo più positivistico e meno entusiasta, più scientifico e meno violento che dominerà apparentemente l’ultima parte del secolo». Ma altre parole eran «capaci di rivelare, a chi avesse guardato con attenzione, uno degli aspetti propriamente religiosi deH’illuminismo enciclopedista, a mettere in luce quel momento di separazione dal passato, di rinascita totale, di rigenerazione che era una delle forze oscure e potenti di cui si nutriva quel movimento e da cui erano influenzati anche i meno entusiasti tra i partecipanti. Il mépris per il passato [...] non era che l’aspetto negativo di questo sentimento di novità e di gioventù che pervadeva gli enciclopedisti alle origini della loro azione» 3'. Col 1940 Venturi aveva così definito, in una coi miti, la «fede (religiosa) dell’illuminismo»: e col profilo di Diderot e di Vasco (la these che non gli riuscirà di discutere)37 38 il suo modello di intellettuale europeo anni ’30, impegnato a tradurre in operazione politicoeditoriale, nello spirito della nuova fede (il panvitalismo naturalisti-co), un progetto politico al quale chiamare il vecchio (Montesquieu, Voltaire, ecc.) ed il nuovo Illuminismo. Attivare una fede in un mito, accrescendo i fedeli e dando uno spazio anche fisico alla chiesa, che non è un partito o una setta, bensì la folla dei fedeli. Sono gli untamed nella definizione un po’ impressionistica di Henry Stuart Hughes, che mi somigliano però più agli «uomini di tenace concetto» di Leonardo Sciascia che all’intellettuale rivoluzionario di Franco Venturi. Siamo comunque all’interno del «gobettismo» di Venturi, e ad una interpretazione religiosa della politica capace di trasformare la letteratura in contenuto della nuova fede: di gobettismo, ridefinito al saggio delle sconvolgenti esperienze francesi e russe. Non di storicismo si tratta, ma di «gobettismo» dai tratti neo-positivistici e vitali-stici, che attrarranno Omodeo più per l’azionismo esplicito che non per l’implicito storicismo. Il terreno illuministico prescelto è quello religioso, in cui il quietismo fa ancora premio sullo stesso deismo: in reazione al recupero materialistico e «critico» della storiografia della Sinistra francese. E in quest’ambito restiamo con il Boulanger del 1946 - ove metà del saggio è però dedicata alla «fortuna» delle sue idee. Dell’«azionismo» di Venturi prevale nella storiografia politica un racconto esterno, che ne banalizza il rapporto con gli interessi e il 37 Ivi, pp. 72-73. Ma per la differenza tra il «vitalista» Diderot e il positivista D’Alembert, pp. 81-86. 38 F. Venturi, F. D. Vasco, Paris, Droz, 1940.