VENTURI E IL PROBLEMA DEGLI INTELLETTUALI 37 narrazione delle congiure e delle lotte in cui il socialismo si espresse»: da qui la concentrazione sul «populismo rivoluzionario» (su «la vita interna di una corrente politica, in violento contrasto con il mondo entro il quale agì», ad esclusione del «populismo legale»), e su «i legami tra il populismo russo e il contemporaneo movimento socialista nell’Europa occidentale». Giacché il populismo fu «la risposta russa ai problemi del socialismo romantico, al sorgere della Prima Internazionale, alle lotte interne di questa»: eppure la sua storia, che coincide con «la storia del movimento rivoluzionario russo nel periodo in cui non era più liberale, qual era stato coi decabristi, e quando ancora non si era differenziato internamente nei suoi diversi e contrastanti aspetti», tra il 1848 e il 1881, rappresenta «quel tronco comune sul quale poi, in mutate condizioni, sorsero le forze che portarono alla rivoluzione del 1917». «Allora furono creati i presupposti ideali, allora nacque quella psicologia, allora si formarono quei tipi di uomini che hanno condizionato il rivolgimento del 1917». Dirà dei decabristi: «quel che vogliamo invece sottolineare, la forma di rinuncia a favore del popolo che il movimento decabrista russo prese più chiaramente che non facessero tanti altri movimenti contemporanei e simili in Europa. Questa volontà di stabilire, attraverso il sacrificio, un ponte tra l’élite illuminata e le masse contadine, al di sopra e contro lo Stato assolutista, doveva restare un germe fecondo». Emerge così per un verso la continuità consapevole col «socialismo risorgimentale» di Salvemini (di cui era stato propaggine il lavoro di Nello Rosselli, da Bakunin a Pisacane), per l’altro l’interesse rinnovato di Venturi per «l’intellettuale rivoluzionario» europeo che nella Rivoluzione russa avrebbe fatto la prova storicamente più riuscita. Ancora una volta, la Russia rivisitata si rivela il mondo storico di Venturi: e se si tien conto di ciò, è possibile avvertire il crescente disagio dello studioso costretto a discutere con specialisti di storia russa che non leggono (e non avran voglia di leggere il suo Settecento riformatore) o con studiosi dell’Illuminismo, ignari di storia russa, indifferenti al suo coinvolgimento «rivoluzionario» prima ed «eretico» poi con quella storia. Quanto ai «russologi», le riserve dei primi critici (Venturi, che pure non dà mai una definizione del populismo, unifica sotto lo stesso cappello storie e processi non facilmente assimilabili [Richard Pipes]; Venturi comprende nel movimento intellettuali e uomini di azione, senza distinguerli, e connota come populisti soggetti che come Bakunin non lo furono [Isaiah Berlin]; Herzen, l’eroe di Venturi, è l’esponente di un socialismo libertario che non può certo essere indicato a precursore della Rivoluzione russa) rile-