Capitolo VI. CREPUSCOLO D'UN RIFORMATORE Il « mal politico » che il giovane Carlo Bossi, futuro giacobino, aveva beffardamente rimproverato all'abate Vasco sin dal 1782 \ aveva riportato Dalmazzo in carcere e Giambattista ne aveva pagato an-ch'egli lo scotto con la forzata partenza da Torino. Nel settembre del 1791 egli faceva così ritorno nella capitale lombarda, forse invitatovi dall'Amoretti. Pietro Verri, Beccaria, Longo, erano ancora vivi ma invecchiati nella routine burocratica 2. Le riforme accentratrici di Giuseppe II avevano lacerato molte coscienze riformatrici. La crisi che negli ultimi anni di Giuseppe II aveva investito tutto l'impero si era manifestata in Lombardia soprattutto nella reazione del patriziato — privato dei suoi vecchi organismi rappresentativi — al dispotismo di Vienna 3. Verri e altri avevano riscoperto i lati positivi d'istituti e di tradizioni contro cui proprio loro, negli anni dell'entusiasmo giovanile, si erano scagliati in nome dell'esigenza 'della razionalizzazione delle strutture amministrative. I riformatori avevano visto rovesciato il rapporto che avevano cercato d'instaurare con il potere: i sovrani si erano serviti di loro per rafforzare l'autorità dello Stato. Con una sorta di senso di colpa, frammisto alla sensazione dell'ineluttabilità delle cose, i vecchi riformatori vedevano le libertà, sia pure nel! 'accezione illuministica del termine, sempre più alienate sull'altare dello statalismo. Di qui il sottile rimpianto per le autonomie antiche e 1. Cfr. Versi di Albo Crisso raccolti da alcuni suoi amici, t. Ili, Eridania, anno IX, pp. 24-27. Riportati da C. Calcaterra, I Filopatridi cit., p. 133. 2. Cfr. G. Seregni, La cultura milanese nel Settecento, in: Storia di Milano cit., voi. XII, pp. 569 segg. 3. Cfr. S. Cuccia, La Lombardia alla fine dell'ancien regime, Firenze, 1971, I decurioni milanesi contro le riforme di Giuseppe II, pp. 9-13.