riconoscimento, Sebregondi respinge i contenuti e gli esiti ai quali il marxismo ha condotto i Paesi nei quali è stato imposto: il superamento del marxismo, del suo modo obiettivo e non psicologico, sistematico e non empiristico, di porsi la questione dell'organizzazione strutturale e dello sviluppo - o dell'involuzione - della società, è il problema da affrontare. Problema che sarebbe da affrontare anche se il comunismo improvvisamente sparisse dalla terra, perché è un problema obiettivo da risolvere, non un problema di puro antagonismo (ivi)24. Ben oltre la lotta al comunismo, dunque, resta la necessità di elaborare una teoria generale della società e del suo sviluppo, una filosofia dell'individuo e del suo ruolo, che possano rappresentare un superamento delle insufficienze proprie sia dell'impostazione marxista che di quella capitalista. Rispetto ad un compito così impegnativo, quali sono i comportamenti e le possibilità di riuscita delle forze politiche e culturali italiane? Ora forse può essere compresa con maggiore chiarezza la critica di «pragmatismo» e di «tecnicismo» che Sebregondi rivolge alle esperienze (servizio sociale, intervento comunitario etc.) proprie delle correnti culturali del «centro democratico». Quelle osservazioni, infatti, acquistano un significato diverso alla luce della concezione della società come ente storico e delle conseguenze che l'Autore ne trae sul piano dello sviluppo sociale. Si può anzi avanzare l'ipotesi che quelle critiche siano state indirizzate al «centro democratico» avendo però di mira anche, e forse soprattutto, le correnti culturali e politiche di ispirazione cattolica, alle quali spettavano le massime responsabilità di governo del Paese; ad esse, del resto, si indirizza l'ultima parte dello scritto in esame. Il problema che Sebregondi si pone è se i cattolici politicamente impegnati siano in grado di affrontare le esigenze di sviluppo della società italiana adottando un metodo obiettivo, ontologico, muovendosi sul piano globale della società come ente storico, oppure se restino attardati su metodi soggettivi, paternalistici, se si limitino ad azioni propagandistiche; se intendano modificare strutture storiche o semplicemente spostare rapporti di potere. La risposta dell'Autore è che nell'iniziativa dei «cattolici che pensano ed agiscono politicamente» vi è sia la consapevolezza della natura strutturale dei problemi politici, sia il ricorso a metodologie ontologiche e tuttavia, ag- 178