LA GIOVINEZZA DI LORENZO VALERIO LXVII svolgeva una vera e propria attività bancaria ma altresì da coloro «che si occupano di negoziazioni di sete greggie e lavorate»177. Dalla loro sede di contrada Madonna degli Angeli i fratelli Giovanni Battista e Michelangelo Bertini gestivano un esteso patrimonio che, oltre che dai magazzini torinesi, era costituito, almeno, da una cascina nel Canavese, non lontano da Aglié, e da due setifici, uno sito nei pressi di Cirié ed uno ad Aglié. Quest’ultimo costituiva, fra gli anni Trenta e Quaranta, uno degli stabilimenti più prestigiosi di un settore che, dopo la liberalizzazione dell’esportazione delle sete greggie, nel 1835, stava vivendo un processo di assestamento e di selezione delle aziende178. Nei primi anni della restaurazione sabauda questo setificio era stato diretto dallo stesso Michelangelo Bertini che, nel 1816, aveva «ricostrutto in nuovo» tutto il meccanismo della filatura (così come, due anni prima aveva «ricostrutto» il filatoio), suscitando il vivo apprezzamento del «visitatore delle Filature e Filato]» Angelo Trombetta179. Si avviava così un processo di continui investimenti e miglioramenti organizzativi e tecnologici che, quasi un quarto di secolo dopo, faranno scrivere al Bertolotti che la filatura ed il filatoio di Aglié erano «giustamente reputati il meglio ed il fiore di questi edifizj dell’industria serica»180. Questa capacità di operare innovazioni nello stabilimento era destinata a continuare anche nel corso degli anni Quaranta, come poteva testimoniare Carlo Ignazio Giulio, nel 1844, ricordando «l’uso dei metalli adottato dal signor Bertini in luogo de’ roteggi di legno nelle trasmissioni del moto» o la sostituzione della torba alla legna, come combustibile per la caldaia, «di cui i signori Bertini e Dupré hanno dato l’esempio»181. Lo stabilimento di Aglié era alimentato dall’energia che veniva tratta da una roggia derivata dal canale di Caluso la quale metteva in moto la macchina del torcitoio mentre il calore necessario al riscaldamento dell’acqua per la filatura dei bozzoli era fornito da una grande 177. [D. Bertolotti], Descrizione di Torino, Torino, Pomba, p. 339. 178. Cfr. R. Romeo, op. cit., II, 1, Bari, 1977, pp. 52 sgg. Oltre al lavoro di G. Arese, L’industria serica piemontese dal secolo XVII alla metà del XIX, Torino, 1922, è utile il recente A. Dewerpe, L’industrie aux champs. Essai sur la proto-industnali-sation en Italie du Nord (1800-1880), Roma, 1985, utili indicazioni, specie di carattere tecnico, sono contenute nei saggi editi in «Quaderni storici», n.s., 73 (aprile 1990). 179. TAS, Sez. I, Materie economiche, Commercio, m. 23 da ord., Relazione del Sig. Trombetta visitatore filature e filatoj, Aglié, 2 agosto 1816, pp. 78-79. 180. Descrizione di Torino, cit., p. 422. 181. Cfr. 1844. Quarta esposizione d’industria e di Belle Arti al Reai Valentino. Giudizio della Regia Camera ai Agricoltura e di Commercio di Torino e notizie sulla patria industria compilata da Cano Ign. Giulio relator centrale, Torino, Stamperia Reale, s.a., n. 246.