52 Minerva e lo Scimru.ione celio amanuense, corsero il mondo a cercare in fondo ni conventi e tra le insidie di contrade barbare i preziosi manoscritti deposita1"ì dell' :intic1.• civiltii, li trnscrissero, li pubblicarono, li lessero e commentarono alle genti attonite ; fecero rivi vere nell' uso, con tntto l'antico splendor e, la fulgida lingua di Rom:i; tradu~sero da que l greco che « n on conoscevano », e tradussero molto, e tradussero bene. E per merito loro il nome lat ino e 'il nome italiano suonarono, anche una volta, a lti, gloriosi. per tutto il mondo -ciTÌle. E accn.nto ·a.Jl' opera loro s i svolge, n on men e ardent~ e proficua, quella dei « lilJrni • . Diamo un' occhiata, cosi alto alto, alle prime edizioni di clnssici. Dal 1465, a.uno iniziale, sino ai primissimi del '500, per una edizione dei ParadosRi cli Ci~e­ rone, apparsa a Magonza, ver un Manilio _di Norimberga, per un Terenzio e un Valerio Massimo di Strasburgo - e basta - abbiamo t6 classici stampati a Roma ; 32 a Venezia (conto pe~· uno Oratori attici); 6 a Firenze ; 3 a Milano ; e d a.Itri a. Subiaco, Bologna, Brescia, N:.poli, Vicenza, Ferrarn. E sia pure che molte di queste edizioni fossero provvisorie e da emendare con la colln.zione di nuovi codici; sia pure che qualche umanistn, abusando della sua favolosa facilità nel latino, correggesse un po' troppo liberamente i testi ; mn an- gli