76 1/ I I J.lHnerva e lo Scimmione sua fantasia, di confrontarli con la loro materiale espressione, e dal confronto ele varsi al giudizio. E cosi via, ciascuna disciplin~ ave va metodi e . richiedeva attitudini speciali. Né parrebbe ·che i risultati di questo. pluralità metodica fossern cattivi. E finché i tedeschi non abbiano dn.t1t lit prova del contrario a colpi di mortaro, il mondo seguiterà nd ammirare senza eccezione l e oper e di storici, di critici, di eruditi, .oome(.Tuciclide, Oraz i~, P~li­ ziano, Ludovico Antonio ìl:Inrntori, Mncaulay, Michelet, Giacomo Leopardi, nessuno de i qua li, pe r quunto io sappia, andò a bere l'acqu a de lla s1'ggezza sulle rive çlella Sprea. Alla filologin, sembrò invece che quella plurnlitù fosse deleteria, quelle opere manchevoli e da dilettanti; e ai molti metodi sostituf dunque il proprio, unico come il prezzo ,;nico dei bazar. È ben chiaro ohe chi impone il proprio m e todo è padrone, come chi impone le taglie a Bruxelles è padrone del Belgio. E quello che n,vvenne per I' antichità classica, si ripete', su per ghi, in ogni altro campo ùi studt. E cosf, la filologia, a poco a poco, da ancella divenne padrona.. La serva padrona.