IL PADRE MANNI 2 39 versi del I9I5) di vedere dalle sacre Alpi redente «miracoloso reduce Cadorna » - e di tanto in verità era degno il solo che tra i duci nostri, militari o politici, fosse di statura morale proporzionata all'alta impresa-; e finisce, quel volume, col bel sonetto al soldato alpino tornato cieco dal fronte e con l'ode alla Vittoria. Alla vittoria, della quale non soltanto non dubitò mai, ma la previde e l'auspicò fin da quei lontani anni grigi, quando ai piì1 degli italiani pareva bello vantare imbelli se stessi e invincibile l'Austria. E quand'ebbe in quegli anni scritto di Beatrice che a Trento attendeva cc un glorioso avvento », e poi il Carducci con simile immagine ebbe visto Dante che aspettava lassù, poiéhè un amico suo, prudentissimo uomo, gli disse sorridendo : - Se i versi dei poeti fosser cannoni! -· il padre Manni gli rispose con tranquilla sicurezza: -- Caro mio, i versi dei poeti son qualcosa più che i cannoni. Ma se mi fosse lecito continuare, non avrei ancora, per questa via, saputo dire dove è nei versi del padre Marini quella poesia che il tempo non consuma. Più che nelle solenni liriche storiche e patriottiche, la troverete forse in quei versi più raccolti dove dice le sue gioie segrete e le sue tristezze invincibili e così dalla gioia come dalla tristezza cerca liberarsi rifugiandosi in Dio. Ma quegli altri mi era facile ricordarli; questi aspettano ancora il critico giusto e fine che ne metta in rilievo la rara bellezza e la schietta originalità. Aspettano ancora il critico che senta e faccia sentire come la natura e il paesaggio nei versi del padre Manni siano pura poesia, che a nessun'altra somiglia e da nessuna deriva: i paesaggi dico dell'Appennino, di Ceresole Reale, d' Uliveto, d' Ischia,