220 ANTICHI E MODERNI razione del greco dal latino che è nelle nostre università. Il Vitelli, e altri, l' hanno abolita per conto proprio; ma non basta. Anche la cattedra deve essere una: non un maestro di greco e uno di latino, ma due di greco e latino. Come maestro, è difficile farne capire l'efficacia a chi non l' ha conosciuto. E dico ' conosciuto ' perchè averne udito qualche lezione non basta. Ho ricordato altrove un giudizio di Stuparich: non voglio qui sciuparlo compendiandolo. Aggiungerò qualcosa. Chi ha parlato di cc frigidit~ filologica» o parlava a caso o sapeva di mentire. Non ho conosciuto uomo più «vibrante » del Vitelli quando traduce l' Agamennone o analizza Euripide o - fuor di lezione - legge il Leopardi, che tra i lirici italiani è il suo poeta. Quasi contemporaneamente, in questi giorni, due scolari suoi, Enrico Bianchi da Firenze, ed Emilio Cecchi da Roma, mi hanno scritto: - Noi abbiamo, 'r accolta dalla viva voce di lui, la traduzione dell' Agamennone : perchè una cosa così bella e così sua deve restar sepolta nei nostri appunti? Non potrebbe ottenerci dal maestro il permesso di pubblicarla e la promessa di rivederla? __: Dio volesse; ma se dirà di no, nessuno lo smoverà. E qui è il suo torto, in questa ostinazione di non voler lasciare, per un'ora al giorno, i suoi papiri, e pensare anche alla gioia e alla cultura di mille altri che non leggono i papiri. Come saprebbe farlo, ne son prova magnifiche pagine de' suoi Manuali di letteratura greca e latina; e quale scrittore egli sia, vivo e cristallino, attico veramente e - come dicevano i buoni vecchi - urbano, lo sanno quanti han letto gli scritti Per gli studi classici e per l'Italia, che raccolse durante la guerra.