36 CESARE DE LOiiLIS Non preeisamente: perche eosl parlo primo I 'abruzzese ehe da Roma andava in Seizia, e torno a parlare W. Goethe, i1 piu grande dei tedeschi, la sera prima di riprender da Roma la via di Weimar. Io, tornavo a Roma. Addio, prati, al cui alito Ampio, di fieno aulente, I miei sospiri al vespero Io concordai sovente ... No: neppur questo, perche davanti e in mezzo ai prati io aspiro, non sospiro, eon catalettica indifferenza per tutto eio ehe mi ricordi vita eivile e sociale, o, comunque, sia fuori di quel divino .momento nel quale sensi e sentimenti si equilibrano eome su una perfetta bilancia d 'orafo. E pagai il mio ultimo debito alla stagione e alla reg-ione dell' idillio, recandomi la mattina dopo, .qualche ora prima di partire, in chiesa, a sentir la messa ca.ntata. II canto, sempre un po' rettilineo, delle voci tedesche si combina bene coll 'organo. C 'era una voce di contralto, certamente educata, ehe si stendeva come un tappeto sotto quella del soprano. E mi ricordai della messa cantata di Casalincontrada, nella mia faneiullezza. Francesco, il sacrestano, lanciava dall 'alto dell 'organo polke, mazurke e galoppi arrabbiati ai quali io non so come potessero resistere i piedi del sacerdote sull 'altare. Tufa il povero Francesco buon 'anima faceva quel ehe ·poteYa. Quei montanari, invece, di lassu hanno ~empre avnto il maestro di scuola. tra le cui precipue mansioni era quella di insegnare il canto per le funzioni di chiesa della domenica. E nei loro cimiteri assegnan sempre un posto d 'onore ~ cosa davvero commovente (giudicatene voi, W ordsworth