Ognuno sa come nulla sia in effetti più ozioso ed antistorico di discussioni siffatte. Era appunto 1 ar­ resto su Macallè effe determinava quello schiera­ mento abissino sulla trasversale Ghevà-Tacazzè che è la realtà sulla quale il maresciallo Badoglio ideava e realizzava la sua manovra di annienta­ mento ; la realtà concreta cioè sulla quale si co­ struiva la vittoria. Ogni esame di questo stato di fatto perciò non porterebbe che ad un vano giuoco d’ipotesi su ciò che non è avvenuto, di valore pari alle proverbiali esercitazioni sul naso di Cleopatra. Riandare ai motivi che in proposito venivano agitati durante il corso degli avvenimenti, non è tuttavia privo di interesse. Non solo perchè — an­ che se per avventura potessero assumere aspetto di strategia da caffè — siffatte discussioni sono un documento della consapevole spiritualità onde la guerra è stata vissuta dai suoi anche modesti attori ; ma anche sovratutto perchè mostrano un lato fra i meno manifesti di quelli che la vittoria deve, anche nei suoi riflessi più propriamente tecnici, alla volontà unitaria del Duce ideatore a distanza delle linee maestre dell’ azione e rivoluzionatore di pretese « verità svelate r del campo militare. I postulati strategici maneggiati da chi lungi dall’affrettare uno spostamento verso Alagè deplorava 1’esserci spinti fino a Macallè erano pregevoli e in­ contestabili, e altronde piuttosto banali anche per gli incompetenti. La linea di tappa che si indebolisce con 1’ al­ lungarsi, la sua forzatura che non deve esser por­ si