infranta, altri ricorrere per reminiscenza di dannóse letture a più ripugnanti ripieghi. Ma si videro anche i mitraglieri con la lingua grossa e gli occhi lustri lasciare intatto il bidone di raffreddamento della loro arma. E — insuperabile e commovente bellezza della civiltà italiana forte ed umana — si vide ancora il milite che sembrava dardeggiasse di oscure occhiate minacciose il prigioniero ferito, soc­ correrlo per contro della preziosissima acqua della sua razione. Marinetti — che quelle giornate ha intensamente vissute, combattente fra i combattenti — ha nar­ rato con grande vivacità, di questo singolare as­ sedio e della sua spiritualità fascista, episodi com­ plessi e commoventi. Indomita tenacia. Le fonti del passo Uarieu non sono a meno di sei chilometri di pista boscosa e difficile dalle po­ sizioni attaccate, e sgorgano ai piedi del roccione di monte Pellegrino. Nel sistema di nudi blocchi d’arenaria rossa e bluastra, fra cui domina il monte damale col suo doppio corno smerlettato, il Pellegrino rappresenta l’ultimo elemento verso la pianura. A settentrione e ad occidente le sue pendici filtrano acqua perenne al cui contatto, potenziato dalla calura della vasta vallata, irrompono da ogni parte alberi colossali, sicomori palmizi muse sottobosco densissimo muschi licheni felci, liane rampicanti in tutti i sensi e piante pensili da ogni dove, un groviglio di forme larghe 94