~I I ' J : . ·, I' , ' ' I "I i, I I ': 324 RIMPIANTI da prevedere dopo le tristi prove fatte, ci porterebbe al precipizio. Chi dice che lInghilterra può in tali casi retrocedere senza scapito del suo decoro e noi no, cade . in una solenne contradizione; poichè pone che l'Italia si debba ricordare d'esser una delle grandi potenze solo per buttarsi in un'impresa coloniale, e quando poi sarebbe lora di recederne si debba ricordare che essa è in fondo una potenza piccola. L'onore è salvo giacchè battuti ci siamo; voler vincere per forza è ua altro discorso. E una guerra coloniale non bisogna dimenticare che è innanzi tutto un affare commerciale, che diviene assurdo se la spesa val più dell'impresa. Se ritraendoci faremmo ridere quelle nazioni d' Europa che non ci sono amiche, più ancora esse riderebbero di noi il giorno che su questa carta avessimo gio~ato e per· duto ogni cosa, e gli amici stessi abbandonerebbero la nostra amicizia divenuta inutile a loro, od appena uno sterile compianto ci consentirebbero. Lasciamo che ognuno .rida a sua posta, e pensiamo ai casi nostri. E' un dovere verso i nostri maggiori che a costo di tante sofferenze ci lasciarono una patria, è un dovere verso i nostri figliuoli che un giorno proverebber; verso di noi il sentimento che ha I' orfanello abbandonato nella più lurida miseria da un padre morto in un capriccioso duello ali' ultimo sangue o uccisosì a Montecarlo. Son belle e sante verità quelle che dite sull' eroismo sereno del nostro popolo, ma la sua stessa docilità c' impone degli obblighi. Per difendere il suolo della patria tutto si può