della gettala. Ce n'è dappcrtullo sui prati . Inermi, con un tozzo di pane o altro tra le mani. Odo perfino il grido: • Viva Gioi. Presidente della repubblica! •. Voglion la pace, le canaglie, a qualunque costo. A Treviso, a nolle alta, vado al Com.do Supremo, seguilo da un facchino. Non mi san dire nulla d cl mio Comando. Un capitano di servizio non ne sa nulla . Fame e freddo. Devo aver avuto del pane ei a un soldato. La mauina del 30. Parto per i\fona cli Livenza dove so che è il comando dell'Armata (3'). Che orde di soldati! Chiedo, cerco invano un carrello, un cavallo. Carrara mi dà buone parole, è imbarazzalo, e mi dice di affogar coi telegrammi. La sera, verso le 19, monto sul tender di una delle 4 macchine rimorchiate a Portogruaro. Ivi giunto, trovo per caso (tutti han perso la testa) un treno merci che va a S. Vito. Traspona viveri d'urgenza. Nell'unico vagone di 3' classe trovo un ten. col. (del 71?) e 3 militari: il cap.m.re Veronese Pietro dell'8° art. da forte1.za, 815 batteria d'assedio, il cap.le J'v[elillo Enrico del 3" magazzino viveri avanzato in Mestre, il sol