occhiali e dal portamento, giudico che debba essere persona molto autorevole. Sto per mettermi sull'allenti: Dio mio! Non sarà mica un generale!? e sto rimuginando dentro di me come e perché dovrebbe essere capitato proprio lassù. Ma non c'è da indugiare: bisogna presentarsi. - Sottotenente De Lollis. - De Lollis? - ripeto io con tono di voce quanto mai interrogativo. - De Lollis - conferma calmo e pacato il collega. Si direbbe che non abbia molta premura di far note le sue generalità, oppure che la mia curiosità lo diverta. Torno all'attacco. - De Lollis. Ma io ho letto più volte sui giornali questo nome: si tratta forse di un tuo parente? - No. Sono io, Cesare de Lollis, professore universitario e pubblicista ieri, oggi sottotenente di fanteria come te. E non aggiunse altro. Guardammo muti le cime d'intorno: sul candore lucente della neve, le altissime rocce si spogliavano a poco a poco del velo d'ombra che ancora le avvolgeva, mentre le punte e i pinnacoli si coloravano vagamente di rosa. Mi indicò, ad una ad una, tutte le posizioni, che avevano o potevano avere importanza per la difesa o per l'attacco, dandomi dettagliati ragguagli sulle opere nemiche. - Domani - disse - potresti essere comandato tu, quassù. È bene che tu conosca il terreno per non aver cattive sorprese. C'era nella sua voce un'intonazione cordiale e 114