esistenza, un'esistenza umile e quieta come quella dell'erba che cresce nei cortili e nei chiostri abbandonati. E l'abbiam sostenuta, senza mai aver parlato né con Salandra, né con Sonnino, né con Flotow, né con Biilow, né con Macchio. Non ha trionfato. E che cosa avremmo poi dovuto fare? Che cosa avrebbero fatto Mussolini e i suoi compagni di fede se la loro tesi non avesse trionfato? La rivoluzione? Non crediamo. E crediamo invece, o, vogliamo credere, che si sarebbero acconciati alle deliberazioni del Governo. Al più, sarà question di modo: e noi, abituati al senso della disciplina e alla modesta pratica del dovere quotidiano in una precisa direzione - il che dà, tra parentesi, un po' l'aria di filisteo, ma, anche, la regola di un'andatura assennata - ci siamo acconciati senza alcuno stridor di denti, senza alcun penoso sforzo alle deliberazioni del Governo, ch'eran di natura tale da assorbire in sé qualsiasi opinione, qualsiasi volontà, formatasi nell'àmbito della vita nazionale, non nella selva selvaggia degl'ideali anarchici. Scoppiata la guerra, non ci parve di poter fare come i mozzorecchi o paglietti che, perduta la causa, lasciano l'aula del pretore coll'anima alle calcagna e le labbra atteggiate a scorato silenzio ... Qualche cosa non del tutto inutile al paese avremmo ancora potuto aver da dire durante la guerra. Non potevamo, non dovevamo far morire un giornale che aveva senza macchia e senza paura attraver108