aver preso troppo sul serio quelle del Bartoli - gli ritornò tutto ardente d'entusiasmo, grazie a Girolamo Vitelli, per la letteratura greca e per il mondo ellenico, e poi ancora, da Napoli, innamorato della filologia romanza grazie a Francesco d 'Ovidio. Il buon seme non era stato gettato invano. •Alla memoria di Alceste de Lollis » , se nza una parola di più, è dedicato il Cristoforo Co/0111/Jo, l'opera forse di cui Cesare più si teneva: eloquente semplicità a cui dà rilievo l'epigrafe oraziana : Causa f uit pater his. Il libro è del 1892. Ma il suo d eiJiLo egli lo era già venuto pagando con l'a morosa assistenza ai fratelli, tutti minori di lui e rimasti orfani an cor giovanetti o ragazzi. Come ci fu dolce, nella tri stezza del nostro pellegrinaggio, sentir dalla voce di ques ti fratelli, divenuti Lutti onorati professionisti o pubblici funzionari, la spontanea e conco~-cle testimonianza all'abnegazione di quel loro secondo padre! Come volentieri si riconosceva abruzzese, così gli piaceva dirsi figlio del secolo XIX. Nessun dubbio che la coscienza delle sue origini gli si era come ravvivata in questi ultimi anni dinanzi agli attacchi frenetici che Léon Daudet e gli altri polemisti della scuola mamTasiana vanno sferrando contro tutta la cultura dell'Ottocento, concordemente e monotonamente definito stupido. Il fanatismo di ques~i attacchi aveva operato su lui come un reagente. Ma nulla di senile nella sua reazione. Nessuno aveva salutato con maggior simpatia, un quarto di secolo fa, l'offensiva crociana contro la degenerazione positivistica nel campo degli studi storici e letterari, nessuno più di questo studioso infaticabile sentiva la miseria dello specialismo che è fine a se stesso, nessuno più di questo professore devoto 124