27 40. - Ora, tenute presenti proprio queste ovvie osservazioni empiriche sulla espressione in rapporto ai moti elementari del nostro spirito e facendo applicazioni a fasi primitive della nostra lingua indoeuropea ( perché certe note fondamentali della nostra psiche umana restano immutabili sempre), io ò potuto risolvere ( come vi ò dimostrato ampiamente nella scuola, e qui accenneremo colla massima semplicità), con la massima evidenza, problemi fondamentali della sintassi indoeuropea nei quali s' erano indarno applicati colossi della nostra scienza, e ciò da giovanissimo. Ricordo qui, che fra il 1895 e il 1899, con quella entusiastica serena disinteressata gioia che ci dà la ricerca scientifica, io mi. occupai di tutta la morfologia indoeuropea e in connessione con essa di tutta la sintassi indoeuropea col preciso scopo di indagare il valore ideologico delle forme della flessione. Il 10 sett. del 1897 il Pul1è presentava al Congresso degli Orientalisti di Parigi al quale io non potei intervenire per mancanza di mezzi, un mio ampio lavoro dal titolo Osservazioni intorno alla fornia estm·iore e al valo,re ideale della declinazione i. e. (1); e nel successivo Congresso di Roma del 1899 io stesso presentavo altro lavoro dal titolo: I modi della sintassi delle lingite i. e., un sunto del quale pubblicavo nelle IF. À.nz. vol. XI, p . 126 segg. dello stesso anno. 41. - Comincio dal riferire i risultati di questo. Negli studi di sintassi indo-europea grandeggiava in quel tempo il Delbriick, l'autore delle Syntaktische Forschungen ( ivi compreRa, nel vol. V, l' Altind. Syntax) e collaboratore del Brugmann nel grande Gri.mdriss det· idg. Spraehen. Orbene, quel dottissimo uomo nel giudizio sul valore originale dei modi dimostrò di avere idee confusissime, niente affatto consone alla natura di quelle espressioni; ora in quel lavoro ultimo nominato dimostravo che gli i. e . non dovettero in origine conoscere forme atte a distinguere nel verbo le categorie ideali dell' enunziazione e del l'ingiunzione. Partivo da questa osservazione che premetto. L'esortazione e il desiderio appartengono alla stessa categoria del volere che l'imperativo; sono solo una espressione riservata del volere; d' altra parte, l' espressione della potenziale, che Kant ci à insegnato a distinguere dall'ipotetico, non è che un' espressione riservata dell' enunziazione . Ciò premesso, ò fatto consta(1) V Congrès internat-ional des Orientalistes, Onzième Section, Paris 5 -12 sept. 1897, Procès verbaux de la Séance du VendrecU 1 O sept. 1897. Risalgono a quell'epoca della mia attività scientifica anche le mie meditazioni sul valore ipocoristico dei suffissi i. e., di cui ò dato un saggio negli Scritti in onore di Alfredo Trombetti («Il suffisso di PATER, MATER e sim., e la funzione generale del siiffisso ùidoeiiropco -'L'ERO -( Saggio sul valore ipocoristico di alcuni suffissi indoeuropei » ). I