14 guaggio come creazione, l'analogia in quanto mantiene, generalizza e raggruppa le creazioni è linguaggio come evoluzione » (pag. 182 ). 2.:1 - Come si vede, fra il pensiero dello Schuchart e quello del Vossler non c'è dunque, una differenza sostanziale: si possono, per la sostanza, notare certe sfumature; questa per es. che lo Schuchardt, essendo prevalentemente un glottologo , attribuisce - con una leggera contradizione formale - le alterazioni fonetiche iniziali a processi combinatori:, e che il Vossler è, almeno in linea teorica ( quanto alla pratica si veda sotto al § 28 ), più coerente: ma è così, per il fatto che egli compie, pari pari, arbitrariamente, un trasferimento del concetto astratto del Croce sul linguaggio alle condizioni delle lingue concrete. 25. - Anche per il Vossler le alterazioni si producono nella parlata dell'adulto. 26. - Anc.he per il Vossler l'analogia è un fatto voluto e cosciente: « L'analogia è questione di forza psichica, cioè essa si produce, come ogni concetto e ogni raggruppamento empirico, volitivamente. Essa non è dunque una legge naturalistica, ma una determinazione logica )) , pag. 245; v. anche pagg. 182, 263, 264, 265 (1). Vi ò anche fatto presente che, se le alterazioni fonetiche iniziali dipendessero dall'emozione del parlante che è ad ogn i momento diversa, si arriverebbe a un caos fonologico non a serie ordinate e coerenti di alterazioni; noi vediamo infatti che per speciali condizioni fonetiche della parola un elemento può alterarsi in più modi: una gutturale può conservarsi davanti a gutturale (dico, dica), divenir palatina davanti a palatina (dici), dileguarsi in proparossitoni (dire, fare, dito), nn 1· diventare l (albe ro), d (rado), dileguarsi chvant,i ad _j consonante (paio); effetti simili si ànno in tutte le lingue e in ogni età; altrettante e più gravi sono le alterazioni dovute a difetti di memoria. Appare dunque clte il linguaggio non conosca ( in vista della comprensibilità o di una ideale tendenza alla sua integrità) limitazioni alle alterazioni degli elementi fonetici; perché, dunque 1 ( 1) Il fatto di sentire dal suo ban,biuo ( figlio di nobilissima donna italiana) dire piangio per piango lo fa avvertito cbe la forma analogica è dovuta alla presenza della palatale in tutto il verbo; e dice che l'analogia dipende dalla frequenza di date forme (finalmente! ); ma uon sa egli trarre la conseguenza che doveva essere pronta alla sua mente, che le forme analogiche sono inconsapute, fatalmente offerte dalla memoria, che per il suo bambino tanto ern, forma propria piangio quanto piangi, piange. Pare che il Vossler cerchi di sfuggire a questa constatazione, perché attribuisce l'uso del piangio al fatto che né lui né la distinta Signora non avevano mai avuto occasione di usare questa parola: ma è proprio disposto a ritenere il Vossler che di diversa natura, sia l'origine del veneto pfo11/o o del milanese mi p·ianyi, e così 'lia? :l