— 88 — Una casa che ha fatto scorrere in giro tutte le sue pareti di carta nell’allegrezza del mattino non è, come si potrebbe pensare, inondata di luce, ma lieve di ombre e frescura. Dicono che anche le notti siano più vaste laggiù. A una parete della mia stanza una vecchia leggenda giapponese, svolge in un quadro prezioso le sue figure bizzarre: una donna giovane con un lieve rotolo di carta spiegata avanza su zoccoli alti nel lume diffuso della luna. Non tremano in alto le stelle, non scorrono rivi nei campi, ma dal cielo immenso, da tutti i par­ ticolari d’intorno piove e s’effonde una cosi pura gen­ tilezza, un senso cosmico delle cose che commuove e incanta. Sono stato spesso in giro con Scimoi e fino sulla mia montagna egli è venuto in una Pasqua serena, ma non l’ho visto mai fermato da un spettacolo eroico, mai disperso nelle linee vaste e solenni. Tutto l’universo s’illumina in una goccia tremula di rugiada. Una roccia superba e potente ha tutto il suo valore per Scimoi raccolto nella corolla pallida d'un fiorellino che da una spaccatura si dondola sul filo dell’ultimo vento. E anche le Alpi io penso valgano per lui in fun­ zione degli edelweis di velluto. Così é capitato un giorno che giunto Scimoi al fronte italiano a conoscere la nostra guerra non ha voluto sapere le organizzazioni accurate, i piani pazienti, le