Memorie intagli, coperte da strati di vernici e da sacchi di polvere; senza cura esposte nel Museo Nazionale, ove i ragni tessevano indisturbati da un quadro del Mantegna a uno del Tiziano le loro tele, le mosche si davan convegno a ronzare davanti alle pitture polverose. Ricordo sopra molte di quelle opere schizzi di colore, aghi colorati, punti am­ mirativi, che spiegai per la simiglianza di tinta tra essi e lo zoccolo della stanza : il verniciatore si era divertito a battezzar poco cristianamente con una pennellessa le figure dipinte. Era una pietà lo spettacolo di cose belle dimenticate in balìa di gente ignara, pronta a togliere da un pavimento una formella maiolicata per raccattar qualche soldo da un forestiero. Andai nella chiesa di Monte Olivete, a vedere il Mortorio di Guido Mazzoni, restaurato per cura del principe Filan­ gieri di Satriano. Avevo detto a questo genti­ luomo come il Mazzoni dipingesse da sè le sue terrecotte, e quindi come fosse necessario, restau­ rando il gruppo napoletano, togliendogli la mala vernice di bronzo, osservar la sottostante colo­ razione. Ma per fare più presto, a forza di acidi, fu portato via, con la vernice, il substrato; e, facendo la terracotta nuda, secca, una brutta figura, si pensò a spargerla di fior di mattone, così che là ove la terracotta s’incava, la rossa farina s’imborsa. Povere figure infarinate come