Memorie belli. Non me ne curai, e intanto dal Ministro doppino, che voleva preparato il catalogo gene­ rale degli oggetti d’arte del Regno, fui chiamato a Roma, alla Minerva. La « Sorbona » fece garrire al vento la sua bandiera in segno di festa, supponendo che certi armeggioni politici modenesi avessero lavorato per farmi mutar aria. I professori della « Sor­ bona » si stringevano con maggior effusione le mani, e raccontasi che stappassero una buona bottiglia di lambrusco per un brindisi al sec­ catore in partenza, proprio la sera che alcuni amici gli davano il pranzo d’addio, partecipando da lontano, in ispirilo, al gentile congedo. Sa­ lutai i miei amici, raccomandai loro di volermi sempre più bene, perchè nel nostro piccolo paese, ove s’intrecciano conoscenze e si addentellano interessi, la franchezza è una merce rara, e io l'avevo venduta della più pura specie. Era troppo alto il fine perchè io potessi arrivarvi in modo indiretto, con sottintesi, con mezze parole. La società fa uso continuo di vernici e d’unguenti, ma non si possono lustrare, come le scarpe, i pensieri. - 67 -