Adolfo Venturi t perfino dal mio caro Adeodato Bonasi, salito alle più alte cariche dello Stato. Noi giovani, ribelli, rivoluzionari, avevamo un organetto della stampa per sfogarci almeno con una buona risata. Scherzavamo sul nostro Gazzettino a proposito della scoperta bandita ai quattro venti di un Velazquez : quadrone ove si vedevano più villani a mensa. All’Hugues, che tentava, senza fondamento e senza esperienza, l’identificazione con il grande pittore spagnolo mediante un vecchio bozzetto, nota­ vamo, per fargli perdere le staffe, che in questo era in più una pagnotta, mangiata poi dai villani nel tempo ch’eran stati a tavola. A furia di scherzi, rendevamo più grave il sussiego dei Si­ gnori della « Sorbona ». Erano i giorni in cui noi ci stringevamo in­ torno al « destrier della canzone » carducciana, e leggevamo, ansiosi del nuovo, le novelle del Verga. Avevo veduto il Carducci, prima che dalla cattedra, quando venne per le onoranze a Ludo­ vico Antonio Muratori, e lo avevo pedinato più volte lungo la strada e più volte sorpas­ sato per distinguerlo bene. In quei giorni a Mo­ dena gloriosi, vidi anche, guardando entro un ne­ 26