Adolfo Venturi una monografia sul plastico celebrato, studiai uno ad uno i nostri artisti, definendo il Bianchi Ferrari, di cui ricomposi in San Pietro le di­ sgiunte parti di una pala d’altare, e preparandomi alla conoscenza di Pellegrino Munari, presentato dal Vasari come discepolo di Raffaello, mentre gli fu coadiutore quando era più che cinquan­ tenne e provetto maestro. Tutto era da deter­ minare, tutto da mettere in giusto valore; ma, purtroppo, in molte confraternite mancavan le carte; e Modena, tanto piccola per la corte ducale tanto grande, si era trasformata allo scopo di far onore ai colendissimi padroni. Perfino il Duomo romanico, l'Arca santa dei Modenesi, corse pe­ ricolo d’essere trasformato, e, più tardi, fu gran sfortuna per il San Paolo di Roma che il mo­ denese Poletti stesse vicino, e gran fortuna per la mia città che egli stesse lontano. Dalla montagna modenese, da Polinago, fu trasportato a Modena un polittico per esser ven­ duto, ma poi che i preti non hanno diritto di vendere le cose della loro chiesa, fu trattenuto in sequestro presso la Galleria Estense. Lo vide il Thode, e lo giudicò opera dello Schiavone: l’osservò Fritz Harck, e lo ritenne squarcionesco. A me non parve di dover spingermi sino a Pa­ dova a cercare la paternità artistica del dipinto, che supposi, da certi segni, modenese. Nei ri- 48 -