Adolfo Venturi t pena Io seppi, ripresi gli assalti a gran furia, tanto che i lavori furon sospesi dalla suprema Dire­ zione Generale delle Antichità e Belle Arti. Fu una ventata d’indignazione contro di me, divenuta anche più violenta a causa del concorso al monumento da erigersi in Modena per Vittorio Emanuele II : il gran maestro della « Sorbona » proteggeva certo Montanari, insegnante di di­ segno nelle scuole tecniche, che sapeva tanto scolpire quanto insegnare ornato ai fanciulli, ai quali faceva copiar l’Albertotti, renderne i segni d’incisione uno ad uno. Il poveretto era nelle grazie del preside della sua scuola, e cioè del sullodato granmaestro, il quale, facendo parte della Commissione giudicatrice, pregò i colleghi, che già avevano esaminato i bozzetti, a voler ascol­ tare i giudizi da lui ruminati, e per iscritto poi formulati con matematico rigore. Ma quel gran gentiluomo del marchese Giuseppe Campori, pre­ sidente della Commissione, gli fece sospendere la discorsa, osservando che tutti erano in grado di votare secondo la propria coscienza. Si votò, e cadde lo scultore, che aveva composto il suo boz­ zetto come impastando mollica di pane, e am­ malò, per cattiva digestione del discorso, il suo avvocato. I restauri del Duomo sospesi, il con­ corso perduto, gl’imbianchini a spasso, basta­ vano a suscitar la vendetta con la stampa di li­ 66