Lui del (Hieordi d’adolescenfa) È ormai tradizione che ogni anno per la mesta ricorrenza dei Morti i settimanali vaisesiani pubblichino poesie o riportino le deli­ cate leggende valsesiane. che sono state tra­ mandate da generazione in generazione dai nostri vecchi, seduti un tempo, accanto agli ampi affumicati camini, allietati ed illuminati dalla fiamma dei ceppi di ■ fò ». ascoltati dai nipotini con venerazione attenta, ma anche un tantino impressionati da quel parlare di lumi­ cini e di ombre vaganti tra i casolari sperduti o tra le nevi dei nostri monti. Ciò che racconterò io. Invece, non è una leggenda, è solo un racconto della mia lontana adolescenza, un racconto semplice e casalingo, un racconto vero, dettato dal ricordo di tempi belli passati nella mia vecchia casa di Varallo Vecchio, accanto alla mia mamma. La sera, tra il giorno dei Santi e quello dei Morti, la mamma si affaccendava più del solito attorno alla grande stufa, per far bollire le castagne che la lattaia ci donava. Per me. era una festa: di tanto in tanto, approfittando della disattenzione o dell'assenza della mamma, incurante di scottarmi, traevo di soppiatto dalla pentola qualche castagna, e cotta o non cotta me la sgranocchiavo...! Poi si cenava, mentre le castagne fini­ vano di cuocere. Verso le otto arrivavano i vicini di casa, del piano di sotto: un vecchietto e una vec­ chietta con i nipotini; la nonna portava la sua arzilla allegria, il nonno una bottiglia di buon vino... e la veglia incominciava... Innanzitutto, si recitava il S. Rosario, ma noi ragazzi prestavamo troppa poca attenzione alla pratica religiosa.... e molta alle castagne 11? p — nella pentola, ciò. portava allo che c’erano rimmancabile e sacrosanto scapellotto da parte dei nonni e della mamma, tra un’Ave Maria e l'altra...! Finalmente, per noi, il Rosario terminava ed iniziava il sospirato assalto alla... pentola! La vecchietta, tra una castagna e l'altra, si metteva allora a raccontare le leggende del suo paese, nelle quali, naturalmente, c’entra­ vano particolarmente I Morti. I fantasmi e tante cosette... che a noi piccoli davano da pensare e mettevano nelle nostre testoline... e nel piccolo cuore un tantino di... • fifetta »! Fin qui. poco male, il peggio veniva quando talvolta il nonno terminava il tabacco della pipa, ed io. il più anziano, undici anni circa, dovevo andare dal tabaccaio del Ponte e com­ perarglielo. Come vedevo che rovistava nella borsa ormai vuota, sentivo già il cuore fare tok-tok, 10 e quasi subito arrivava la frase agghiacciante - Luisin, và piemi al tabach par piasi... ». Qui eran dolori e perplessità! Non volevo farmi credere fifone ed invece di fifa... ne avevo da venderei... Però, nello stesso tempo, mi sec­ cava che i presenti s'accorgessero... ed allo­ ra diventavo., un eroe! Con il cuore in gola, mi alzavo, prendevo i soldi dalle mani del vecchietto e... mi tuffavo nel buio del corridoio, facevo le scale a tempo di primato a costo di rompermi le... gambe e ad occhi completamente chiusi... per paura di vedere lumicini... ed accessori!... Sulla strada non vera naturalmente anima viva, e nell'attraversare il Ponte del Mastallone mi pareva che tutto... I'» Al di Là »... mi fosse addosso! Il murmure del torrente lo sentivo come il... lamento dei Trapassati, la stessa cosa al ritorno... finché, ansante... e con il pacchetto del tabacco tra le mani sudate, non arrivavo finalmente... tra le mura amiche! Mia mamma, pur non dicendo nulla, mi guardava sottecchi, sorridendo, ed ammiccava ai vicini, che a loro volta mi guardavano diver­ titi e mi dicevano « Ah! Luisin. Luisin. a t’gàaj n' còraggiu da mila liri, èh? »! lo, facevo lo gnorri! Ormai ero al sicuro... e sgranocchiavo... castagne!... Lia laiui, i vicini ci lasciavano e restavamo Era tardi; soli, io e la mamma! Ma che faceva la mamma?! Traeva dal cassetto la tovaglia, ne ricopriva il tavolo per metà, e poi ci metteva sopra un paio di piatti colmi di castagne, due bicchieri e la bottiglia del vino!... lo guardavo incuriosito e stupito, poi osai chiedere « mamma, perchè prepari la tavola? Chi ci viene ancora da noi? ». Mamma si limitò a rispondere « nessuno, è una usan­ za... ». e basta. Ma io capii (l’avevo sentito non so da chi. che nella notte dei Morti, essi tornano alle loro case e bisogna lasciar loro, pronto un po' di ristoro e cioè i tradizionali frutti dell’autunno, le castagne, ed un goccio di vino). Restai sveglio un bel po’, quella notte, poi... la curiosità fu più forte della... fifa: mi alzai, andai in cucina, guardai bene ciò che vi era in tavola, se tutto era a posto e nella stessa misura di prima... ma nè i bicchieri erano sporchi di vino, nè le castagne erano diminuite nei piatti... Mi rincuorai al punto di sgranocchiarne alcune di esse e di bere per­ sino un piccolo sorsetto di quel buon vino, tanto per farmi coraggio!!! Avevo capito! Nessuno torna dal di Là!... Mai più!... LUIGI BALOCCO. IVovcnibro UIGlì.