23 gennaio 1876 l’insegnamento primario dell’economia politica. Signor Renaud ella ha la parola. Signori, un consigliere generale e municipale il sig. Asseline ha scritto nel Rappel un articolo contro l’insegnamento di cui parliamo. Non s’insegnerà secondo lui che, l’economia politica ufficiale, e non vuole quell’economia. Quest’obbiezione di un socialista d’en bas era pure sotto L. Filippo disse il signor Garnier quella dei socialisti d’en haut, cioè dei protezionisti. Nemmeno essi volevano saperne di economia politica officiale. Si diceva inoltre a quei tempi « l’economia potitica inglese » e si era certi con questa qualifica d’ispirare ad ogni buon francese un santo orrore riguardo ad una dottrina che era nata su! suolo della perfida Albione. Ciò non impedì però, assicura il sig. Chevalier, sotto Luigi Filippo, sotto la Repubblica, ed il secondo impero, l’insegnamento economico ; non era, egli è vero, che l’alto insegnamento godesse di una grandissima libertà! Si potè insegnare sotto tutti i governi la vera scienza economica, e non già solo un’economia politica officiale, che in realtà non è mai esistita. Oh si certamente essa è esistita ed essa esiste pur troppo ancora questa economia politica officiale, inumana ed ottimista, che pretende che tutto è per il meglio nel migliore dei mondi possibili, e che non vi ha nulla a cambiare ! scienza falsa ed abbominevole che invece di esporre puramente e semplicemente i fenomeni pretende tirarne delle conclusioni. Parlateci dei socialisti ! quelli almeno non conchiudono, cioè a dire, essi conchiudono che tutto è male e che bisogna cambiar tutto ed hanno ragione di non volere che gli ufficiali conchiudano diversamente. Chi parla così! Un socialista perdio! un socialista arrabbiato che si introdusse non si sa come nell’ovile degli economisti. Egli si chiama Limousin. Il suo linguaggio insolito solleva delle proteste. Il sig. M. Chevalier fa osservare a questo pazzo nemico dell’economia politica che gli economisti non sono poi tanto, come egli crede, i discepoli del dottor Pangloss ; che essi non cessano all’ opposto di reclamare, delle riforme, delle quali molte radicalissime e che la loro scienza sarebbe altri-mente una ben povera scienza, se dalla osservazione e dall’analisi dei fenomeni, essa non deducesse alcuna conclusione. Gli è allora che si sarebbe in diritto di trattarla, come una letteratura noiosa. Ma tuttavia, esclama il sig. Limonsin, la storia non conchiude. Ciò è ancora più strano! La storia non conchiude? Essa non conchiude a priori è vero, come fanno i signori socialisti; ma essa conchiude a posteriori, e così fanno tutte le scienze degne di questo nome; l’economia politica al pari delle altre. Ecco in sostanza ciò che rispondono eccellentemente al sig. Limonsin i sigg. Chevalier, Garnier, e Re' 107 naud. Ma il sig. Limonsin non si dà per vinto. Egli invoca le dissidenze degli economisti in molte questioni, specialmente in quella dell’ intervento dello Stato, e queste dissidenze bastano, perchè egli rifiuti all’insegnamento economico, dato che vi sia insegnamento, il diritto di posare alcuna conclusione. Il padrone dovrà limitarsi a mostrare ciò che avviene e lasciare a ciascuno la cura di tirarne le conseguenze che il suo giudizio gli suggerirà. Ma almeno, dice il sig. Herold, sarà necesserio definire la proprietà, lo scambio, il valore, formulare certe leggi; e queste definizioni stesse, trascinano ipso facto a delle conclusioni che non si potrebbero eludere! Il sig. de Malarce crede che non potrebbe sbrigarsene con una specie di catechismo, a guisa di quelli che usansi in Inghilterra. Catechismo manuale od altro libro piccolo o grande poco importa disse il sig. Chevalier: s’insegnerà sì o nò, l’inviolabilità della proprietà, la libertà del lavoro e degli scambi, e gli altri principii fonda-mentali della scienza economica? tutto consiste in questo. Le dottrine e le pretese dei socialisti, non sono mai state altro, che attentati contro questi principii tutelari. Sarebbe insensato il collocarli sulla stessa linea e dire agli allievi: scegliete, questo o quello; la proprietà o la spogliazione! la libertà o la tirannia ! Sarebbe meglio cento volte in questo caso nulla insegnare.... Ma venendo al fatto, se si scegliesse una questione? È un po’tardi, tuttavia ci sarebbe ancora tempo. Il sig. Limonsin coglie la palla al balzo, e propone di discutere il rapporto del sig. Ducarre sulla situazione delle classi operaie, nient’altro che questo, e tenta di provare che la pretesa libertà preconizzata dall’onorevole deputato, porta alla soppressione della libertà. Questa proposta non è appoggiata, nè respinta, e la discussione diventa sempre più confusa: gli uni ritornando alla questione dell’insegnamento, sembrando gli altri disposti a seguire il signor Limonsin sul terreno della famosa questione sociale. Il sig. Renauld è fra quest’ultimi. Egli attacca i socialisti della cattedra, ed il sig. De Lave-leye che con loro si è fatto il campione delle dottrine antiscientifiche. Il sig. Limousin sostiene che il socialismo è altrettanto scientifico, quanto 1’ economia politica: tutto è relativo egli dice; bisogna studiare ogni questione in sè stessa e guardarsi dalle tesi generali. Egli è, a suo dire, grande amico della libertà ; ma la libertà non risolve tutti i problemi, e l’autorità ha molto di buono. Per Luna e l’altra, deve attendersi la decisione dei fatti. Sia pure, dai fatti, risponde il Chevalier. Mostratemi dunque in questo caso quali sono i fatti che vi danno ragione. Ciò che noi economisti vediamo, si è che nove volte su dieci intervenendo l’autorità L’ ECONOMISTA