Art. 17: incentivi alle pluriattività dei quali ha parlato a lungo il prof. Giacomini. lo vorrei limitarmi a ricor­ dare che il compito di utilizzare i colti­ vatori diretti e le cooperative è affidato ai Comuni ed alle Comunità montane. Voi, Sindaci di Comuni ed Ammi­ nistratori di Comunità montane, in­ contrerete qualche difficoltà per par­ te dei vostri segretari, i quali vi ricor­ deranno che bisogna fare le gare, ecc. In realtà la norma è chiarissima. Dice «in deroga». lo, invece, vi faccio un’altra racco­ mandazione, quella di non sotterra­ re i talenti, ma di utilizzare la norma con grande buon senso. Perché è chiaro che se voi fate convenzioni con i coltivatori diretti o con le coo­ perative, per esempio per la costru­ zione di un tratto di pista forestale, in un comune dove ci sono tre o quattro imprese artigiane attrezzate per fare lo stesso lavoro, gli artigiani vi saltano addosso. Questa è una norma che va in controtendenza ri­ spetto alla legislazione nazionale — pensate alla legge Merloni, pensate alle modifiche a seguito di Tangen­ topoli per la trasparenza degli appalti — ma è una norma che resta in pie­ di se gli amministratori locali fanno buon uso del potere loro affidato, per utilizzare le energie locali per i lavo­ ri di difesa ambientale. Art. 18: assunzioni a tempo parzia­ le. Ricordate la norma: imprese e da­ tori di lavoro aventi sede e operanti nei comuni montani assumono colti­ vatori diretti iscritti allo SCAU, per la­ vori stagionali e a part-time, senza oneri previdenziali. La norma è im­ portantissima; non ho però notizie di una sua grande applicazione ed è evidente che la spinta, in questo ca­ so, va esercitata in direzione di tutti gli imprenditori aventi sede ed ope­ ranti nei comuni montani. Vi metto al corrente di un contenzioso con il Mi­ nistero del Lavoro che ha interpreta­ to, in un primo tempo, la norma in senso riduttivo. In parole povere il Mi­ nistero ha detto: sì, però le imprese e i datori di lavoro possono assume­ re solamente coltivatori diretti resi­ denti negli stessi comuni dove ope­ rano le imprese. Abbiamo smontato questa interpretazione riduttiva con una serie di iniziative alcune delle quali ancora in corso. Diciamo quin­ di che non ci dovrebbero essere pro­ blemi sull’applicabilità della norma: il problema è che pochi imprenditori — e ripeto possono essere impren­ ditori di tutti i tipi: artigiani, industriali, albergatori, commercianti — adope­ rano la norma e se non l’adoperano, la norma puà essere bella ma rima­ ne lì, rimane lettera morta. Per quello che riguarda la scuola — art. 20 e 21 — vi sono due spinte da esercitare: una in direzione delle Regioni perché promuovano gli ac­ cordi di programma per definire la lo­ calizzazione della scuola dell’obbligo in tutti i comuni montani del loro territorio, l’altra ancora in direzione del Governo perché chiarisca, con una ordinanza, come si assegna il personale agli istituti comprensivi della scuola materna, della scuola elementare e della media, che si pos­ sono istituire nei comuni con meno di 5.000 abitanti. E infine l’art. 23 «deroghe in ma­ teria di trasporti» che è l’ultimo arti­ colo di cui parlo. L’articolo stabilisce che nei Comu­ ni con meno di 5.000 abitanti e nei centri abitati con meno di 500 abitanti i trasporti di persone e di merci di pri­ ma necessità possono essere effet­ tuati in deroga alla normativa vigente. lo sono un ingegnere, laureato in trasporti, che conosce abbastanza bene la legislazione in materia. Essa è ragionevole quando vieta di trasportare insieme merci e perso­ ne, quando dice che gli enti pubblici possono trasportare solo studenti mentre tutte le altre persone vanno trasportate da imprese che operano nel mercato (in realtà si tratta di un mercato per modo di dire, ma que­ sta è un’altra storia). La norma è logica se applicata a gran parte del territorio nazionale, a quella parte dove la densità di popo­ lazione è «normale», ma diventa idio­ ta se applicata a Trepalle perché, probabilmente, da Trepalle alla mat­ tina scendono a Livigno tre bambini per andare a scuola, quattro perso­ ne per andare a lavorare in qualche negozio ed il bidone del latte che va al caseificio (ammesso che sia so­ pravvissuto il caseificio in questa economia di area favorita). Voi capite che una norma che nel­ le zone a densità di popolazione me­ dia o forte è logica, diventa assurda in condizioni particolari, non rare nel­ la nostra montagna. Ed allora cosa suggerisce l’art. 16? Che i Comuni possono trasportare persone e mer­ ci di prima necessità come credono, però secondo un regolamento appro­ vato dal Consiglio Comunale, ovvia­ mente per evitare abusi e liti. Dice anche che le Regioni devono verifi­ care la necessità delle deroghe alle norme generali. Però è chiaro che, finché i comuni non adottano il rego­ lamento e lo mandano in Regione, la norma rimane lettera morta. Sono si­ curo che ci sono moltissimi comuni che hanno quanto meno il problema di trasportare gli anziani con lo Scuo­ labus. Quindi la norma è semplice ed ha una sua efficacia e una utilità im­ mediatamente percepibili. In conclusione le spinte da eserci­ tare in direzione delle istituzioni e in direzione degli operatori economici sono tante e notevoli. Sfruttiamo an­ che questa occasione perché il mes­ saggio passi da persona a persona in modo da — ripeto quello che ho detto all’inizio — rendere più breve possibile la fase di messa a regime della legge. IL BOSCO TORNA IN PIANURA Interventi su una vasta zona verde nell’area metropolitana bolognese Un bosco-parco pubblico di 15 ettari e 4400 piante (Rio Cavanella, a Zola Predosa), e un progetto globale di valorizzazione dell’agricoltura periurbana su 4000 ettari a forte rischio ambientale alle porte di Bolo­ gna (Madonna Prati, nei comuni di Zola Predosa, Crespellano, Anzola e Bologna), sono alcune delle iniziative agroambientali che il Consorzio di Bonifica Reno-Palata sta seguendo per conto di vari enti locali, su fi­ nanziamento, a seconda dei casi, di Regione Emilia Romagna, Provin­ cia, Comuni e CEE. Madonna dei Prati è una grande area di campagna sopravvissuta tra la Via Emilia e la Statale Bazzanese, stretta fra insediamenti urbani, au­ tostrade, ferrovie, zone industriali e la campagna vera e propria: 4000 ettari in tutto di cui 300 vedranno degli interventi forestali. L’obiettivo è di valorizzare sia le produzioni agricole che il paesaggio, caratterizza­ to dall’imponente dimora storica di Palazzo Albergati. Qui ci sono una zona militare semiabbandonata relativamente preservata dal punto di vista naturalistico (ex polveriera, 70 ettari in corso di acquisizione), esten­ sioni prative inconsuete in un’area antropizzata, un filare di 150 farnie monumentali tutelate dalla Soprintendenza... C’è poi l’intenzione di re­ cuperare mulini, vecchie strade, "maceri"(stagni) e il canale dei "Muli­ ni", nonché di creare nei 70 ettari dell'ex zona militare un’area di riequi­ librio ecologico e il "centro"dell’intero progetto Madonna Prati, con at­ tività didattiche e dimostrative. 11