IMPRESE RURALI ED EMERGENZA SANITARIA LE CONSEGUENZE DELL’EMERGENZA SANITARIA SUL LAVORO NELLE AREE RURALI Il tema del lavoro, o meglio, dell’offerta di un lavoro stabile e con una remunerazione dignitosa rappresenta uno dei principali fattori utili allo sviluppo sociale ed economico delle aree rurali. La pandemia e le conseguenti misure di contenimento hanno obbligato molte imprese a chiudere temporaneamente al pubblico, gli spostamenti sono stati limitati e/o annullati e la domanda di beni e servizi è rapidamente cambiata. Tutto ciò ha inevitabilmente avuto un effetto negativo sui livelli occupazionali presenti e con una buona probabilità questo effetto permarrà anche nel prossimo futuro. In questa sezione del questionario si è indagato sugli effetti dell’emergenza sanitaria sul lavoro. Dopo aver raccolto informazioni sul numero e sulla condizione contrattuale dei lavoratori impiegati è stato chiesto agli imprenditori di indicare a quanti dipendenti in operatività di servizio hanno dovuto rinunciare avvalendosi della Cassa Integrazione, facendo consumare le ferie pregresse, eccetera. Inoltre è stato chiesto agli imprenditori se: 1) gli effetti delle misure di contenimento sul fabbisogno di lavoro delle loro attività avrebbero portato a rinunciare ad assunzioni che avrebbero fatto in una situazione di normalità; 2) se ritengono che nel futuro avranno difficoltà a trovare l’eventuale manodopera necessaria e con quali implicazioni sull’attività. La struttura delle imprese in Piemonte è formata in larga maggioranza (94,5%) da PMI e da piccole unità locali con meno di 10 dipendenti (ASIA, Istat, 2017). Questa struttura si riflette nel campione delle imprese che hanno risposto al questionario: il 96% di queste dichiarano un numero di dipendenti minore di 10. In media, l’emergenza sanitaria ha provocato la temporanea riduzione di circa un terzo dei dipendenti in operatività di servizio (fig. 10). Suddividendo questo dato per aree di collina e montagna si ottengono all’incirca le stesse percentuali (fig. 11). Le differenze emergono nei diversi settori dell’economia rurale presi in considerazione: le percentuali più elevate si rilevano, come atteso, nelle imprese legate al turismo (alloggio e ristorazione), mentre per quelle agricole e commerciali l’emergenza ha inciso in misura minore (fig. 12). Il blocco dei licenziamenti, prorogato dal Decreto Rilancio fino al 17 agosto, garantisce temporaneamente per questi lavoratori la sicurezza del posto e presumibilmente molti di loro saranno riassorbiti, ma il generale calo di fatturato e l’incertezza sul futuro hanno indotto un numero non trascurabile di imprenditori a dichiarare che rinunceranno a nuove assunzioni che in un periodo di normalità avrebbero fatto. 8