IL MERCATO DEL LAVORO IN PIEMONTE NEL 2019 E NELLA PRIMA FASE DELL’EMERGENZA SANITARIA a termine (ad esempio la previsione della causale di assunzione per “emergenza COVID”). Anche per questo motivo, probabilmente, la contrazione delle assunzioni in somministrazione è stata molto più contenuta della media generale: -15% (da 10.400 a 8.800), contro una diminuzione di tutte le assunzioni del 30%. Anche le assunzioni in somministrazione a tempo indeterminato sono calate del 15%, un segnale del riequilibrio nell’utilizzo delle due fattispecie. Il confronto tra settori, invece, conferma come anche in questo ambito specifico del mercato del lavoro l’andamento della domanda nella fase iniziale dell’emergenza sia stato determinato inevitabilmente dalle misure di sospensione, oltre che dal calo della domanda di beni e servizi. Risultano dunque in espansione netta gli ambiti produttivi essenziali risparmiati dal lockdown, in particolare il commercio nella componente della GDO di prodotti alimentari (+25%), la logistica (+51%), la sanità e l’assistenza (+55%) e il lavoro domestico (+7%), così come sembrano aver tenuto l’industria alimentare (seppure siano ipotizzabili dei riflessi sulle esportazioni di questi generi), la chimica e il farmaceutico e i servizi alle imprese. Risultano comparativamente in maggiore contrazione il metalmeccanico e le altre industrie (32%) e il tessile-abbigliamento (ossia gli ambiti in cui si concentra in Piemonte un terzo della domanda di lavoro tramite agenzia), mentre sono stati drasticamente ridimensionati nelle costruzioni (-54%), nell’ICT (-66%) e, soprattutto, negli alberghi e ristoranti (81%). Si tratta di dati da considerare con le dovute cautele per la brevità del periodo di osservazione e il fatto che riguardano le prime settimane dell’emergenza. Molti fattori estemporanei potrebbero essere alla base di queste dinamiche: dalla sostituzione di personale assente per malattia alla rinuncia alla stipula di contratti di più lunga durata, dai fattori di carattere normativo alle strategie di adattamento adottate in specifici ambiti professionali. Tuttavia, è interessante osservare delle ricorrenze tra il confronto inter-annuale e l’inizio dell’emergenza, con alcuni settori essenziali più reattivi – la logistica, la produzione e la distribuzione di alimentari, le public utilities e l’assistenza sanitaria e il lavoro domestico – e altri settori – l’industria metalmeccanica, il tessile e le confezioni e le costruzioni – che per diverse ragioni avevano anticipato delle difficoltà che il lockdown non potrà che esacerbare. Il trend degli utenti dei CPI Un altro dato congiunturale di breve termine è costituito dal flusso di persone disponibili al lavoro presso i Centri per l’Impiego, ossia coloro che si rivolgono ai servizi pubblici per registrare la propria disponibilità a lavorare. Questo adempimento è richiesto sia per accedere al beneficio di diversi ammortizzatori sociali, sia per partecipare a interventi di politica attiva del lavoro, sovente “condizionali”, ossia obbligatori, per corrispondere al riconoscimento degli ammortizzatori con un attivo impegno a cercare un impiego. Per questa ragione, le registrazioni presso il CPI costituiscono un indicatore piuttosto reattivo della situazione di una parte rilevante dell’offerta di lavoro. 24