IL MERCATO DEL LAVORO IN PIEMONTE NEL 2019 E NELLA PRIMA FASE DELL’EMERGENZA SANITARIA e -42,8% 55 i an n pi ù 14,1% 30,1% 34,9% 30 -5 4 15 -2 9 an n i 11,9% 16,0% 13,0% 23,1% 9,3% St ra n. co St ra m un n. ex ita tra ri co m un ita ri 15,0% 24,2% m in i Uo e 15,9% 23,9% marzo 2020/2019 Do nn TO T AL E 15,5% 24,1% 2019/2018 60,9% Grafico 7 – Variazione inter-annuale del flusso di disponibili al lavoro presso i Centri per l’Impiego – Piemonte – 2018-2019 e marzo 2019-2020 Fonte: Elaborazione IRES Piemonte su dati dell’Agenzia Piemonte Nel 2019 si sono presentate ai CPI della Regione Piemonte circa 167.000 persone, delle quali più della metà (53%) nell’area metropolitana torinese, con un aumento rispetto all’anno precedente del 15,5%. Questo aumento è da attribuire in primo luogo agli adempimenti riconducibili all’erogazione del Reddito di cittadinanza, introdotto all’inizio del 2019. Il confronto tra alcune delle variabili anagrafiche disponibili non segnala differenze significative del trend di donne e uomini, mentre si rileva un aumento un po’ meno marcato per i cittadini stranieri comunitari e molto più marcato per i lavoratori maturi (+ 30%). Secondo alcune testimonianze raccolte presso le strutture regionali, quest’ultima crescita sarebbe da attribuire alla crisi di molte piccole imprese artigianali e commerciali, che vedono frequentemente titolari e personale più vicini all’età della pensione. I dati territoriali, invece, indicano nel 2019 un aumento superiore alla media in provincia di Vercelli (+23%). Il confronto degli stessi dati relativi al solo mese di marzo del 2020 può fornire, al pari di quelli provenienti dalle comunicazioni obbligatorie già commentati qualche prima indicazione sull’impatto dell’emergenza, se non ancora sull’occupazione, almeno sui comportamenti delle persone nella prima fase del lockdown. Le attività dei Centri per l’Impiego sono proseguite senza chiudere gli sportelli fisici fino alla metà del mese di marzo. Successivamente i servizi essenziali di tipo amministrativo sono stati garantiti da remoto, mentre sono state sospese tutti le attività riconducibili alle politiche attive. Ciononostante, il numero di utenti registrati è cresciuto del 24% rispetto al marzo del 2018, più della media dell’anno scorso e nonostante sia crollato il flusso dei lavoratori maturi (-43%), scoraggiati, secondo gli operatori dei Centri, dal passaggio dallo sportello fisico al quello virtuale (telefonico o basato sul web). Al contrario, sono aumenti sensibilmente i giovani (+ 35%) e, ancor di più, le coorti anagrafiche centrali (+61%), che verosimilmente possono avere risentito della frenata delle assunzioni e dell’aumento delle cessazioni registrato fin dalle prime battute della pandemia. 25