IL MERCATO DEL LAVORO IN PIEMONTE NEL 2019 E NELLA PRIMA FASE DELL’EMERGENZA SANITARIA ri (-0,7%), mentre l’articolazione per classe di età mostra un saldo positivo dei lavoratori maturi (8,5%), trascinato dal sottostante aumento del loro peso demografico e occupazionale. L’articolazione per province segnala la contrazione di Biella (-2,3%) e di Vercelli (-1,4%), che confermano le tendenze mostrate dagli indicatori occupazionali standard, mentre risultano di difficile interpretazione le variazioni positive del VCO e di Alessandria, in apparente contraddizione con altre informazioni già commentate. Occorre però ricordare che i movimenti occupazionali locali sono talvolta erratici e possono comprendere flussi estemporanei di assunzioni o riassunzioni di personale nel quadro di processi di acquisizione o di ristrutturazione. Breve bilancio di un decennio1 Il 2019 appena trascorso non può certamente essere considerato un anno negativo. Il numero di occupati è rimasto stabile e gli indicatori standard sono evidentemente migliorati, anche se non raggiungono ancora i livelli delle altre grandi regioni del settentrione. Anche la qualità della domanda di lavoro dipendente ha fatto progressi (in termini di tipologia dei contratti sottoscritti), grazie a una più puntuale regolazione dei contratti a termine, e il ricorso agli ammortizzatori sociali ordinari, in particolare la cassa integrazione, è tornato a livelli fisiologici. Il gap di genere non si è ampliato e si è registrata una maggiore propensione all’attivazione della componente femminile, anche se permangono delle ben note differenze di collocazione professionale delle donne, pur a fronte di livelli di istruzione più elevati, in particolare tra quelle più giovani. Si tratta di segnali incoraggianti, soprattutto se si tiene conto della modesta crescita registrata negli ultimi anni in Italia e, in particolare, in Piemonte. Tuttavia, analizzando in maniera più approfondita queste evidenze generali, emergono delle criticità e delle divergenze più profonde e di carattere strutturale. La tenuta occupazionale è infatti condizionata dall’invecchiamento e dalla contrazione della popolazione residente e, in particolare, di quella in età da lavoro, rimasta stabile fino al 2011, per poi ridursi progressivamente perché il saldo migratorio non è più sufficiente a compensare le perdite del saldo naturale. Questa tendenza, che ha quindi una motivazione principalmente demografica, produce una distorsione nel computo degli indicatori occupazionali, che mostrano variazioni migliori dell’effettiva realtà, e nel loro confronto con le regioni italiane ed europee assimilabili al Piemonte. In questo quadro, permangono le divergenze tra generazioni. Le modifiche al sistema pensionistico hanno avuto un impatto consistente, determinando un sensibile aumento degli occupati over 50. Questo fenomeno ha fortemente rallentato i processi di turnover naturale e compresso le potenzialità di crescita dell’occupazione giovanile, che continua a scontare condizioni comparativamente peggiori in termini di densità e di stabilità dei rapporti di lavoro e, di conseguenza, di retribuzione. 1 Le considerazioni contenute in questo paragrafo di sintesi derivano anche dall’approfondimento a cura di Mauro Durando “Il mercato del lavoro in Piemonte dal 2008 al 2018: l’impatto della crisi e la lenta ripresa” pubblicato sul sito dell’Osservatorio Regionale sul Mercato del Lavoro. 8