IL MERCATO DEL LAVORO IN PIEMONTE NEL 2019 E NELLA PRIMA FASE DELL’EMERGENZA SANITARIA vizi di pubblico interesse, indispensabili a rilanciare la domanda aggregata, oltre che a rispondere a bisogni di cittadini e imprese. Alla luce di queste prime considerazioni problematiche, può dunque essere utile schematizzare delle possibili fasi di sviluppo non solo della crisi, ma anche dell’intero ciclo economico avviato dalla pandemia. 1. La prima fase, in cui ci troviamo nel momento in cui si scrive questo testo, è quella della gestione dell’emergenza ed è, di fatto, interamente determinata dalle misure e dalle politiche adottate nelle sedi istituzionali a qualsiasi livello per gestirla. 2. Questa fase non durerà a lungo, da una parte perché le risorse non sono illimitate, dall’altra perché la seconda fase, corrispondente alla crisi economica propriamente detta, prenderà il sopravvento a partire dall’autunno. Questa sarà una funzione sia delle misure adottate nella prima fase, sia dei successivi comportamenti della domanda e dell’offerta di beni e servizi, così come della domanda e dell’offerta di lavoro. 3. Nel lungo termine (inteso come un decennio), invece, si svilupperà la terza fase della trasformazione dell’economia e della società a qualsiasi livello, dalla quale emergeranno innovatori vincenti e attendisti perdenti. D’altra parte, il decennio appena trascorso, successivo all’introduzione dell’iPhone nel 2007 e alla crisi finanziaria del 2008, ci insegna che la fase 3 sarà quella effettivamente determinante. Nell’attesa di delinearne i contorni, è però necessario partire dalla prima fase e iniziare a valutare l’impatto delle misure di contenimento della pandemia sul sistema del lavoro piemontese e sulle persone che in esso operano. Quanti sono stati gli addetti interessati dal lockdown? A partire dalla metà di marzo, la fase acuta dell’epidemia del coronavirus SARS-CoV-2 è stata affrontata con una serie di provvedimenti di sospensione selettiva delle attività economiche non essenziali. Dopo il periodo iniziale dell’emergenza, in cui i primi focolai sono stati gestiti su base territoriale, attraverso l’individuazione di zone sottoposte a misure di contenimento differenziate in base alla diffusione del contagio, con il DPCM del 22 marzo le misure di contrasto sono state estese a tutto il territorio nazionale, secondo una strategia adottata nella maggior parte dei Paesi europei. Questa strategia ha previsto in primo luogo l’individuazione delle attività economiche essenziali, da mantenere in ogni caso operative, e la valutazione del rischio di trasmissione della malattia nelle attività non essenziali, in ragione delle loro caratteristiche e delle modalità di svolgimento delle attività lavorative sottostanti2. Questi criteri hanno poi motivato l’individuazione dei settori da sottoporre a misure di sospensione cautelativa utilizzando la classificazione ATECO delle attività economiche, ossia la nomenclatura codificata che le imprese usano in sede amministrativa per definire ufficialmente le principali attività in cui operano. Il rischio è stato stimato a partire da un indice di prossimità fisica delle attività lavorative elaborato dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche. 2 13