IL MERCATO DEL LAVORO IN PIEMONTE NEL 2019 E NELLA PRIMA FASE DELL’EMERGENZA SANITARIA Sulla base di questa metodologia, a partire dal 22 marzo sono state sospese le attività di una porzione consistente del sistema produttivo del Paese, mentre la maggior parte delle organizzazioni pubbliche e private ancora attive hanno adottato diverse modalità di lavoro a distanza. La sospensione è stata poi rivista in maniera progressivamente meno restrittiva da tre provvedimenti successivi (al momento della redazione di questi contenuti) il 10 aprile, il 26 aprile e il quattro maggio. L’adozione di questa strategia di contenimento costituisce dal punto di vista economico e occupazionale un fattore determinante a cui è possibile ricondurre gli effetti immediati dell’emergenza pandemica, secondo la plausibile razionalità già richiamata nei paragrafi precedenti, e destinato a condizionare anche le fasi successive della crisi. Per questa ragione, conoscerne l’impatto qualitativo e quantitativo sulle imprese e sui loro addetti è un’informazione preliminare fondamentale. L’IRES ha quindi provato a stimare il numero di imprese e unità locali interessate dalle diverse fasi del lockdown in Piemonte e il numero di addetti interessati. Per farlo, i codici ATECO sottoposti a sospensione dai DPCM compresi tra il 22 marzo e il 4 maggio sono stati utilizzati per interrogare l’Archivio Statistico delle Imprese Attive (ASIA)3 nella versione Unità Locali (ultimo aggiornamento disponibile). La simulazione realizzata non ha potuto tenere conto, inevitabilmente, delle sospensioni volontarie e delle deroghe stabilite in sede prefettizia, che potrebbero esser state consistenti, per lo meno in alcune filiere. In totale, sono state analizzate le informazioni relative alle circa 360.000 imprese e unità locali insediate sul territorio regionale, a cui corrispondono, tra dipendenti e indipendenti, 1.370.000 addetti. Il grafico 3 riporta la stima della percentuale di lavoratori sospesi in seguito all’approvazione dei quattro provvedimenti governativi. La fase compresa tra il 22 marzo e il 26 aprile è stata la più stringente, con il 53% degli addetti in sospensione tra il 22 marzo e il 10 aprile e il 43% tra il 10 e il 26 aprile. In ragione della specializzazione settoriale locale, le province più penalizzate nelle prime due fasi sono state quelle del Quadrante Nord-Est – Vercelli, Biella, Verbano-Cusio-Ossola e Novara – mentre le altre aree risultano allineate alla media regionale. A partire dal 26 aprile l’incidenza è drasticamente diminuita al 14% per la riapertura delle imprese industriali, con qualche ulteriore aggiustamento a partire dal 4 maggio. Il confronto tra province in questo secondo periodo non segnala differenze significative, ad eccezione di Verbania, che al 4 maggio aveva ancora il 21% di addetti in sospensione in ragione della specializzazione nel settore turistico-alberghiero. Nel complesso il periodo di lockdown esteso è durato quindi all’incirca un mese e la maggior parte delle attività economiche ha potuto riprendere le attività già dal 26 aprile. La banca dati ASIA contiene le informazioni sulle imprese e le unità locali attive nel settore privato, escluse quelle nell’agricoltura. Oltre alle imprese agricole, sono esclusi il settore pubblico e i servizi per le famiglie e le convivenze. Si tratta dunque di una panoramica ampia dell’apparato produttivo regionale, del quale è possibile conoscere le caratteristiche salienti, le principali informazioni sui bilanci e il numero di addetti impiegati. Questo ultimi non comprendono soltanto il personale dipendente, ma anche gli addetti indipendenti che intrattengono rapporti continuativi con le imprese. 3 14