i84 PANEGIRICO DUODECIMO la perdita di un nome fopra ogni nome ; d’ anteporli a tutte le ricchezze del Secolo ; a tenerfene (blamente la cura tamquam de bono nomine ; d’ un nome, sbaglio del Tetagrammaton ; Cifra della Divinità , Ono-molia di Gesù . Datemi licenza sì bene , che punto dall’eftro di un fanto fdegno , così fgridi Podio»che lo sbattezza: come da Salvatore , Fra Alfonzo?1 Si muti il nome a chi lo fvergogna colla contrarietà delle opere;non a chi l’onora colla corrifpondcnza de’fatti : Non chiamili Padre un Tiranno ; un Mercenario , non chiamili Pallore ; non chiamili Abramo un Epulone . Con ragione il Macedone priva del nome di Aleflàndro quel Soldato ; egli non la fa da Aleflàn-dro . Se Salvatore non facit facinus Salvatore dignum , digli pur muta nomen. Se egli non alluma in fronte a mille ciechi duemila Stelle - fe coll’ Epiteta non accorda i timpani a tanti lordi ; fe con un getto non fnoda a tutti 1 muti la lingua ; digli pur muta, nomen : mà fe egli di più, con un mondatevi, netta dalle fquame i leprolijcon un tocco di Feretri, tira più giovani a vita; con una voce fi fa fentireapiù Lazari, perche non chiarmarlo Salvatore? Se egli con un precetto non IL» fcera olfefsi ; con remiflòrie non aflòlve adultere ; con pi ntrie indulgenze non fa rimettere a’Peccatrici ,digli pur zwì&to nomen. Ma fe egli di più nel fuo l’angue cavatogli da una vena , appretta probatiche a ftorpj fenza numero ; non ad uno , mà a cento paralitici, fa ilpallare grabbati ; fe in un fol giorno fi caricano lei carri, di baffoni, di letti, di catte fepoxraìi, perche non chiamarlo Salvatore a cento doppj? t’intendo, sì, t’intendo ; quell’ ultimo colpo retta va all’Inferno per provare il valor del mio Eroe : riunitogli vano lo sbalzarlo cogli onori delle Nazioni, coll’ Olàn-na de’Popoli ; colla ftima de’ Principi, cogli applaufi del grido, procurò d’abbatterlo con fargli perdere il fuo buon nome ; egli non però rintuzzato l’uno colf umil-