Sopra il Cone, di Trento. 263 nevole egli è , anzi neceiTario , che in vulgar lingua fi faccia , per eifere in tal maniera da tutti intefa > quando tutti coloro , che v’ intervengono , ne deb-bono alcun profitto per fe fteflì ritrarre , il che fare non potrebbono,quando ignoto 1er foffe il linguag-gio , col quale non già la Méfia fi dice , ma quello , che nella Méfia fi dice, loro è dover che fi fpieghi. Al prefente non però , non à dubbio , che da per tutto ne’fanti Sagrifizj la vulgar lingua tra’Catto-lici amtnefià non fia ; comecché per altro leggere-» in detta lingua privatamele le Divine Scritture per confecti mento della Romana Chiefa in alcuni P3e-fi non fi pretenda eifere proibito . Anzi il Cardinal Bellarmino nelle fue Controverfie nel tom.r.al lib. 2.alcap.1s.apertamente dichiarò qual foífe lamen-te della Chiefa nelle proibizioni fuddette, cornee* che per avvétura dagli eretici uomini finiftramen-te ella foife interpretata, ed alla credula gente ma-liziofamentc infinuata. At Catholica Ghrtßi Lede-fia , dic’egli » no» quidc», prohibet omnino vulgares translationes, ut Kemnitius impudenter mentitur * (nam in Indice Librorum prohibitorum à Pio 1K.edita reg.4. videmus concedi lectionem eyufmodi librorum iis , qui utiliter, & cumfrutfu ea uti pofiunt, ideß iis ,qui facul tat em ab Ordinario obtinuerint ) proh¿-betur tamen, ne pafsim omnibus (ine difcriminc con-cedatur hu}ufmodi loffio , & ne in publico, & comma-ni ufu Ecclefia Scriptura legantur,ves canantur vul-garibus linguis , ut in Conc.Tnd. Se(f.2t.cap. 8. & can• ().fiatili tur . E nel cap. 16. del medefímo libro foggiugne ; Refpondeo in primis nos non negare pofi-fe Scripturas verti in linguas vulgares-,fed quod con- tendimus tfi , non debere publice legi lingua vulgari» nec