Sopra il Cone, di Trento . a 55 ׳> tefe la latina lingua, che nel fuo tempo a tutto quafi ?Occidente comune era ; onde nella fua prefazione fovra 11 libro di Giofuè, in parlado della fua tradu-zione dall'ebreo nel latino, e׳ dice che quella ver-(ione agli Uomini della àia lingua ofte1iva;Sc;af me non in reprebenponent veterum nova cudere , peut amici mei criminantur, fed pro virili portione, offerre lingua mea hominibus , quos tamen nofira deletfant. Vcdefi ben dunque chiaro, che S. Girolamo non già i Dalmatirii chiamò uomini della fua lingua, ma folamente i Latini, nella lingua de’ quali iacea egli le fue veriioni o dall’ ebraico ,0 pur dal greco tetto, perche loro cofa grata facette . Senzacche quefta II-lirica verfione nè da alcuno antico Scrittore appor-tandoft, nè in oggi in alcun luogo trovandofi, pof-fiam certamente credere , che ella in niun tempo nel Mondo comparfa fotte . Se ben però in tutti quefti linguaggi le fagro Bibbie traportate foflèro,con tre foli di etti fu fern-pre in ufo il divin fagrifizio celebrarli ; c quefti fu-rono il Siriaco, il Greco, ed il Latino. E per vero non con altra lingua , che con una delle tre iuddet-te, l’antiche Liturgie fcrittc trovandoli, ci è uru chiariflìmo indizio ,che non con altro idioma la fanta Metta celebrata li fotte . Gli Appoftóli men-tre furono in Gcrufalcmmc della liriaca lì ferviro-no ; in Alefl'andria ,ed in altre Città della Grecia, della greca ; nell’Occidente della latina ,allorché alla celebrazione delle divine cofe intenti erano. Giovanni Echio pensò, che lino a’ tempi di Adria-no Imperadorc , non altra linguae dagli Appofto-li, e dagliAppoftolici Uomini, che? ebraica , nel fastominifterio adoperata li fotte. Fu quello non K k 2 però