Sopra il Cone. dì ddarbona . 119 Gran vergogna certamente de’ noftri tempi farebbe , fe anche in oggi fentir fi dovefle ilrim־^L״£ provetogià fatroda Enea Silvio a’Sacerdoti de’ tempi luoi ! Ludeat Itali¿ Sacerdotes , quos , ne fe- ? “ mei quidem, novam Legem confiat legijfe: Apud T ha-borttas vix mulierculam inventes , qaa de novo Te-ßamento veten refpondere nefaat l Quello non però non già intender fi deve, che un’ Ecclefiafti-co debbia puramente , e perfettamente latino , con Ciceroniana,o pur Terenziana frale, faper parlare; e che lenza quello, a’!agri Ordini non fi abbia ad aver per idoneo . Ottimo , non à dubbio, farebbe , fe quello valore in tutti gli Ecclefiafti״ fi ritrovai׳ fe ; ma per la fufircienza, che fi ricerca, ella balla , che mediocre fia 1 cioè tale , che da elfi il parlar là-tino delleScritture Divine, e ds’fagri Canoni s’in-tenda . Quifaltem linguam lattnam intelligant-, per gli Ordinandi a’ minori Ordini nel Concilio di Me-iano il V. fu detto; c così ancora a proporzione ere-feendo per coloro ,i qualia’fuperiori Ordini deb-bon’ effer promolfi. Onde fu quello finalmente conchiudiamo al noftró propofito , con dire , cho un uomo licenziato fia in Filolofia, o pur’ anche in Teologia , e che Ja latina favella non intenda , egli, perverodire, parmi un cafo, che abbia più dell* ideale, che del poflìbile; quando poi elio finalmente non in latina , ma in vulgar lingua non aveffe avu-te le fcritture delle Scienze ,che apprefe; quinci per confeguente non foffe un Filofofo ovvero un Teo- ' logo, anzi di piazza, che di !cuoia, e più tollo nelle mede( me facoltà Dottorato, che di effe vera-mente Dottore . Ma quando anche il propollo cafo fignere fi voleffe, dalle cofe or’ ora da noi dette, eà in