Sopra il Cone. di Trenio'. '26 $ .Beelefiis fieri videtur. Et fl T ibi, & indicibus tuìs ■pici-íett Mijfa lettino. lingua magis »udire, pracipimus ut fatine Mijforum tibi folemnia celebrentur. Quello pri-vilegio fu così raro , che ficcome Giovanni non-n’ebbe al dianzi da verun’altro Pontefice l’efièm- Ído, così dappoi niun’altro Pontefice l’efièmplo da ili dato volle imitare . E avvengaceli egli cficefiè; Sicut in quibufdam Ecclefiis fieri videtur ■י ciò nondi-meno intender fi debbe dell’Evangelio, che in lati-' no idioma ordinò egli che fi leggefiè, la qual cofa non fidamente in molte Chìefe delia Grecia, ma-nella ftefla Città di Coftantinopoli, per teftimo-nia nza di Niccolò !.Romano Pontefice fi coftumg-va . E oggi giorno dura ancora nella Schiavonia-il coftume , in virtù del Privilegio di Giovanni di fervirfi de’ Breviarj, e de’ Meflàli impreffi nel lor .natio idioma, ma antico; checche ne dicefiè il Silveira, il qual negò ciò pubblicamente farli da-quella gente ; quando i fuddetti libri, da efloloro chiamati Bopovi&e י con parole fchiavone, in oggi ' non úfate, e però per tal rifguardo non comuni, e vulgari, nelle !agre funzioni continuo adoperati fono. Nel rimanente è più che ragionevole, che ne‘ fagri Mifterj là comune, e vulgar lingua ammefià non fia; perche fe nè pure di alcune parole la Ghie-fa vuole, che fi afcolti il fuono, comandando perciò eflà che fotto voce fi proferifeano, quanto maggiormente è dovere , che nè pure’da tutti fo ne comprenda il fenfo ? Oltreacche fe la propia-lingua di ciafcun Paefe nel fagro Altare fi adope-rafie, fi toglierebbe fenza dubbio il commercio, che an tra elfe le Chiefe ; onde nè l’Italiano, nè il To- L1 defeo I- €