Sopr a il Cono» dì Rems ? 3 j extento . Idcirco pr ¿cepit tibi, ut obfervares diem Sabbati . E quindi fu la rigorofa efattezza, colla quale dagli Ebrei fu cotai giorno oflèrvato. Non fola-méte agli uomini avere il Sabbato apportato quie-te , e ripofo, fcriffe nel lecondo libro della vita di Moisè Filone, ma eziandio agli animali, einfino agli alberi. Nec ramum enim , nec frondem , nec fo-lium demerefas e(t, nec fructum quidem ullum de-serpere, immunitate in unum diem conce ffa bis omni-bus >ac fi publico preconio inter dittum effiet hac attin-gere, lgiudizj ancora del foro, i negozj dello piazze , infin le fteffe dimeftiche bifogne della fa-migliain tal giorno celiavano .Oltre a Gtufeppc Ebreo, che nel lib.i 6. al cap.4. delle Giudaiche an-tichità ne fa chiariifima reftimonianza, raccoglie-fi pur’anche dal Rifcritto di Cefare alle Provin-eie, che il medefimo Giufeppe al cap. 1 o. rapporta, e da Filone accennato nella fua Legazione a Gajo Imperadore . Nè pur nel Sabbato poteano gli Ebrei combattere,falvo che le fi trattafiè di difenderfi,ef-fendo eglino da’lor nimici affai i t i ; perche in tal ca-fo, come cofia dal primo Libro de’Maccabei al cap. 2. era lecito il guerreggiare; efe ne apporta da_. Crifto Signor noftro al capo 11. di S. Marco la ra-gione ; perche Sabbatum propter hominem facium eft-, ¿T non homo propter Sabbatum. A quefte cofe poi, che ragionevole era offervare , altre neaveano ag-giunte gli Ebrei, non meno fuperfìiziofe, che an-cora ridicole ; le quali qui riferirle nè il noftro fine il ricerca, nè la loro fcioccheria il merita. Sabba-to finalmente quello fettimo giorno fu chiamato dall’Ebraica parola ’ c^e ne^‘a n°ftra vulgar E 2 fa-