£ I B ff 0 denti,& leverei volentieri del teatro tutti i fàui3i guai no mi Inficiano tornir pa^o.Queflafentetiafu veramente degna della perfona3che la diffe.^lmmo tuffo fommamente i ‘Prencipi3&granfignori3 che quando fi trottano co buffo ni3& con pa^s tengano feco alquanti huomini faui3 & ffecialmete fe i pa^ %i fono di maluaggia natura: perche i cuorigenerofiffentonopiù affanno d’u~ naparola detta malignamente 3cbe di vnafdetta lanciata, irla tornado àprò pofito,flado ql buono Imperatore alla folennità del Dio Genio 3 & co lui infie me quei quattordeci maeftri 3iquai dovevano ammaeftrare il ‘Prencipe Commodo 3un buffone degli altri piùfaceto3fece qllo che gli altri buffoni fogliono fare in fimtl luoghi : perche in tali leggiere^e colui è più amato 3 che fi mo-fra più liggieroì'ma l'imperatore Marco Aurelio 3che eraprudentiffimo3 ha vena più l’occhio fopra quei quattordeci maeftri 3 che cibarfi nel guardare ql che faceuano i patigi:& finalmente uide3cbe cinque di quei maeftri con gran piacere di veder quelle pagaie sbattevano con i piedi, fi dimenavano per le fe die sparlavano in voce alta3et rideuano alla difciolta.llche pare cofa-dishone fila a vedere in huomini di gravità: perche l’honeftà 3& la buona diffofitione del corpo è gran teftimonio3 che il cuòre fia tranquillo . L’Imperatore ueduto dicare°lo la liggiere^a di quei cinquei faui3et che tutti iBpmani di granita erano fan dali^ati di loro3hebbe motto dtff lacere 3 fi per hauergli codotti feco in quel lo' L co3come per hauer errato nell’ elettione : ma nondimeno preualedofìdella fua a fapietia3non folamente no fi mostrò turbato di qfto3ma ancora finfèdi non gli " hauer ueduti.-perche i Prencipi faui debbono fentire i diffiaceri3come buoni ni3che fono3ma dijfìmularli come difcreti. Tffon uolff l’imperatore nprèderli di fubito in quel luoco,ne anco alla prefentia di alcuno ammonirli3ma lafcian do pafffare la folennità,et alquanti giorni 3parlò con quelli in fccreto3dimofiu dofi in quefìo di effer Prencipe humanifìimo3 perche ueramete la corrcttioìie publica è molto ingiufiìa3quado non è proceduta l’ammonitione ffcreta. Quai parole difife l’Imperatore Marco Aurelio à quefli cinque maeftri 3 quando li mandò via della fua compagniaffeguono nel capitolo feguente. Come fi debbegiu huomo hauer il cuore tra quillo. VN PARLARE GHE FECE MARCO AVRELIO I M P R E A-tore a cinque maeftri di quei quattordeci, c’haueua eletti per maeftri.cfi i fuo figliuolo, iquai elio mandò via perle liggierezzé,che gli vide fare nella folennità del Dio Genio. Cap, X L I. NOn vorrei amici3efffcr e affretto di prouedere alle coffe 3 lequai non fi pof fono {apportare 3 ne comandarvi quello3che fono bora per comandare, cioè che rimangono meco i Dei pietofì3<&' attengano co voi i medefimi Dei giti §ti3& infieme con quefìo fi ffoftino da me3& da uoigli sfortunati defilili: per che l’huomosperfeguitato di trifto defilino 3 meglio hauerebbe andando con i morti tcbe restando con vini, ^inchora che io ui habbia accettati3& cercati perche.