LIBRO CXVIII. _ ^159. dunque hanno meritato di perdere il diritto, di cui fi fono abufati. Li più, Filip-ponon fu coronato nè in luogo , nè dalla perfona , che dee farlo. Finalmente noi pretendiamo aver diritto in cafo di divifione tra Trincipi di favoreggiare l'una delle parti, perchè la fanta fede non dee r eftar Jen^a difenfore, nè tollerare la divisone trai Principi. , . . . YfTT Gli affari della Crociata principiati nel s 198, e 1199. ad efortazione del Papa AJaVidck Innocenzo III. e predicata in Francia da Fulcone di Neuillì , fi continuarono 1 ìaCroci». Francia gli anni feguenti 1200. e 1201. ne’quali Balduino IX. Conte di Fiandra prefe la Croce con lua moglie, Enrico fuo fratello, ed altii Signoridei paefc. In Viiiha-rd. Francia Ugone Conte di S. Paolo, e Goffredo III. Conte di Perche prefero fimil-mente la Croce con buon numero di altri Signori, i quali dopo molte conferen- ey,”‘ 1 ze nominarono fei Deputati per regolare quanto fpettava a quel viaggio. I Deputati andarono a Venezia , e vi gì unfero la prima Settimana di Quarefìnia dell. •annoi2ot. Fecero un trattato col Doge Enrico Dandolo , mediante il quale i Veneziani dovevano fomminifìrare ai Crocefegnati basimenti ballanti per poffare quattro mille e cinque cento Cavalieri, nove mille Scudieri , e venti mille pedoni con viveri per^nove meli , il tutte/mediante ottantacinque mille marche diargento. Il trattato fu approvato dal Papa Innocenzo III. ma a condizione , che i Crocefegnati non faceffero alcun male ai Criftiani, quando però non im-pediflero maliziofamente il loro paffaggio , o li obbligaffero in qualche altra maniera ad affalirli j nel qual cafo non lo potrebbero fare fenza confultare la fanta fede . Ma i Veneziani non vollero accettare a quelle condizioni la confermazione del trattato. Goffredo di Ville-hardouin capo della Deputazione ritornò in Francia dopo la conchiufione e confermazione del trattato j ma giunto a Troja nella Sciampagna trovò ilfuopadrone ilConte di Sciampagna ammalato, dal qual male codefto Principe morì qualche tempo dopo verfo la Pentecofte, che fu in quell’ anno 1201. alli tredici di Maggio , in età di 25. anni. Egli aveva ordinato morendo , che il danaro ammalialo per la Crociata foffe impiegato a quella buon’opera: ed effendo egli flato eletto dai Signori per Capo dell’ imprefa, c-ffi offerirono dopo la fua morte il comando a Odone IV. Duca di Borgogna , e a Teobaldo Conte di Bar-le-Duc , i quali lo ricufarono . Finalmente mandarono a pregar Bonifazio III. Marchefe di Monferrato , che veniffe a metterli alla lor tefta . Egli accettò, venne in Francia , andò a Soiffons, ov’eranfi raunati in gran numero i Signori Crociati, ricevè la croce dal Vefcovo diSoiffons, e fe ne ritornò a Monferrato per difporfi al viaggio . Nel partire il Re di Francia gli confegnò una lettera perii Papa, nella quale fi lamentava , ch’egli proceggeffs Ottone di Saffonia fuo nemico a pregiudizio di Filippo di Svevia. FrattantoFulcone di Neuillì, ed Euflachio Abatedi Flay, odi Gsrmer , con- XCIII. tinuavano a predicare la Crociata . Fulcone morì nel mtfé di Maggio 1202. Ma ^ate'df l’Abate di Flay ritornò in Inghilterra nel 1201, e ricominciò a predicarvi di cit- Fiav preti in città, come avea fatto l’anno precedente , fgridando principalmente con-tra la profanazione delle felle , e Domeniche, nelle quali cenevanfi mercati, e An/xV&f fi trafficava pubblicamente . Euflachio promulgava una lettera , la quale dicevafi venuta dal Cielo , e che foffe fiata ritrovata a Gerufalemme fopra un altare, e ricevuta dal Patriarca , e da un Arcivefcovo nomato Acaria. Ella era ferina, come fè veniffe da Dio medefimo, il quale vi eforta va i popoli alla penitenza, e fopr*