335 DI RICOBALDO tutta la Città fi vede {òtto l’occhio giacente . Teneano quella Cittade i difendenti di Amor-cahito, che nel tempo del paflaggio furono due fratelli, l’uno de quali andò in Perda perajuto al Soldano, l’altro con cinquanta mila cavalieri nella Terra fi mile a difelà . Pervenuto quivi l’elército Criftiano , divilèro tra loro Principi l’allòdio, e tutta la Terra intorno di follò e di {leccato circondarono ; e fpeffe volte affaliti da’ Terrieri e di giorno e di notte , fempre con grande uccifione li rigirarono dentro le mura. Edificarono ancora lòtto la Cittade un ponte di legno fopra al fiume Oronte, combattendo tutta fiata afpramente dall’ una e dall’ altra ripa . Più volte fu la Terra combattuta , ma con maggior danno de’ nollri, che de’ Saracini ; e già dieci meli era l’affedio durato , quando i Baroni propolero nell’ olle di volerli di quivi dipartire , gittando tutta la colpa della male caduta imprefa in Boemondo , il quale a voltarli in Siria li avea follicitati. Ma come Iddio foffe nella mente di tutti i cavalieri, con ofti-nato propofito avea cialcuno per fe deliberato di non partirfi vivo fenza vittoria dall’affediata Terra ; e fèntendofi nell’ olle il ragionamento del dipartirli, quali come una furia comune incominciarono da tutte le parti a combattere la forte Cittade , e continuando la notte col fe-guente giorno menarono la battaglia con fuo grandilfimo danno, e braccati alla fine, e morti molto di loro , e feriti per la più parte, agli alloggiamenti tornarono . Nè per quella fi rivollero d’opinione per abbandonare l’opera incominciata . Ma delimati per lungo allòdio vincere la pruova , fi fortificarono verfo la Terra negli alloggiamenti loro , e molti cavalieri a Dio fi votarono di mai non lalciare Antiochia, fe non vinta. E fletterò dopo quell’ultima grande battaglia tredeci meli , ne quali portarono maggior difagio affai di vettovaglie, che quelli, che nella Terra erano rinchiufi ; imperochè in quella molto tempo avanti l’affedio fu proveduto. Ma di fuori, effondo ogni colà confumata, erano li Crilliani in ellrema neceffitade , e non folamente i propri cavalli , ma le cortici degli alberi verdi , e le rame più tenere nell’ acqua bollite, era il cibo di molti ; e tanto po-tea la loro deliberata ollinazione , che ogni ellrema neceffità pativano per vincere la pruova. Tra quella incredibile fatica venne nel campo fama, e veriffimamente approvata, cho il Soldano di Perfia mandava in Antiochia quattro-cento migliaja di cavalieri. Quella milèra novella avea folo in fe quello poco di conforto , che minor male parea loro a morire combattendo contro a’ Saracini di fpada, che di fame Ma Iddio, il quale riguarda a i fuoi devoti, porle rimedio .opportuno al grandiffimo bilògno, in quello modo. Erano in Antiochia molti Crilliani, i quali {oggetti al dominio de’ Saracini, nelle opere e nella difelà della Terra loro ubbidivano a quanto era comandato. Tra quelli, due fratelli per vicenda a certo determinato giorno guardavano una delle Torri della Città da quella parte , dove Boemondo fua gente te-nea . Collui tirato a maraviglia delle udite virtù di quel Principe, le quali ancor dentro della Terra i Saracini il faceano amare , deliberò quanto in lui foffe di farlo fuo Signore ; c fcritto un piccolo breve in Greche lettere, delle quali era elio iftrutto , e legatolo ad una laetta , lo tirò fuori in maniera che a Boemondo fu portato . Effo con poche parole in minutilfime lettere dimollrava , co-7~om. IX. B C E FERRARESE. 336 me per una fune dalla torre gittata riceverla nella torre quella gente , che a lui piaceffe. Ma tale beneficio non volere lui fare a tutto l’ofte comunemente, nè a tutti i Baroni infieme, ma ad eflò folo ; e quando dagli altri non gli foffe il dominio della Terra conceduto, non volere tal’ opera mandare ad effetto. Quella lettera nell’ univerfal convento de’ Baroni fu letta e preveduta, apportandola Boemondo, e chiedendo in dono per amore di Gesù Crifto a ciafcuno la parte di quella prefà Terra contingente ; ma loro altresì pregavano lui , che non voleffe quello male efempio nella loro compagnia porre, che alcuna cofa foffe divifa, prima che la Santa Terra tutta foffe acquillata, la quale dapoi o per rata, o per forte farebbe fecondo il volere della più parte contribuita. Tutti il fupplicavano, che egli aveffe riguardo alle tante fatiche per loro in quello alledio durate , nè folo voleffe il frutto di quelle pigliare, ma quella grazia, che a lui Dio proponeva , voleffe con grandiffimo l'uo onore a gli altri partecipare . Egli replicando affermava, non volere ingannare colui, che alla fua fede fi commetteffe ; imperochè chiaramente mollrava fua volontà, come per la lettera veder poteano. Al fine dilcordanti dal Concilio fi partirono , e già preffo che l’altro mele era paffato , quando fu fermamente intefo l’efercito di Perfia lotto il conducimento di Corboram effere giunto al fiume Eufrate. In quello tempo avea Boemondo fempre mai tenuto l’amico fuo in parole ; & effóndo la fopradetta novella de’ Perfiani nel campo giunta, & ogni cofa di terrore e fpa-vento ripiena, addimandò di nuovo quello, che primamente addimandato avea . Gotofredo il Conte di Buglione primo di tutti gli altri la fua parte gli conceffe in dono, e feguirono in quel medefimo propofito tutti i Baroni , eccetto il Conte di Tolola, il quale mai per alcuna ragione non fi lafciò convincere a cedere quello, che a lui della prefa Terra appartenea. Boemondo accettando la ceffione altrui per folenne decreto, la Seguente notte, che per ventura era fortita alla guardia dell’ amico luo, pole ordine a quello, che far dovea nella quinta ora della notte . Il Crifliano entrato {òpra alla torre col fratello, come far folea , entrò con effò lùo fratello in parlamento per comprendere , qual foffe il penfiero fuo in quello , che lui fenza faputa fua trattato avea. Ma però non gli Icoprìa averne fatta conclufione, ma folo del i'uo parere il domandava; e trovandolo in tutto a quello penfiero contrario , oppreffo da incredibile melanconia , non fapea quello che fi fare . Al fine deliberato d’ucciderlo, appettava, che quello fi addormentaffe ; e già la quinta, e la fella ora della notte pallata era, e quello pur non dormiva ; &: offendo fiato con le genti armate Boemondo gran pezzo afpettan-do, credendoli gabato , d’ira, c di vergogna infieme era tutto confidò, e quali di partirfi dal confegnato luogo deliberava , quando colui, avendo il fratello uccifo, gli diede il convenuto fegno tra loro , e fattoli il Principe al faffo vicino, al quale fopra è fondato il forte muro, l’amico fuo per una {cala di corde , che quivi fulò con un filo avea tirata, difeefe, & Stufandoli del tempo oltre al dovuto prolongato, gli narra , come il fratello uccifo avea . Allora fu più che prima la cola fofpettofa , non parendo verifimile ad alcuno, che collui contro al proprio fratello, per l’amore di uno appena da lui conofciuto, fi foffe incrudelito. Elio rimontata Aa 2 fu-