operato il grande bolognese Aristotile Fioravanti, architetto e idraulico che nel 1475 andò a Mosca a portare luce di scienza e d'arte padana. Coi Gonzaga di Mantova erano stati imparentati i San Martino all'epoca d'Azario. Non deve pertanto stupire la presenza ad Ivrea di Leonardo, forse nel 1488 come ritennero Benaglio e Solmi, perché difettosa si rivelava la lunga canalizzazione realizzata a più riprese nel '33 (Amedeo Vili), nel '56 (gran cancelliere Giacomo Valperga), nel '68 (Jolanda di Savoia, moglie di Amedeo IX; IV, 1; fig. 1), nell'85 4- 89 (Bianca di Savoia Monferrato). Necessitava stabilire le cause dell'inefficienza, che sembra potersi dire in due concetti semplici : alle iniziali prese d'acqua era soggetta ad interramenti per difetto di decantazione e lungo il percorso l'acqua scorreva sul naturale terreno alluvionale permeabilissimo, svuotandosi. Occorreva conseguentemente ideare dei rimedi tecnici validi. Forse Leonardo contribuì all'inchiesta ed ai restauri. Ma ciò non è certo che per piccola parte. Gli interessi che spingevano a chiedergli la consulenza erano molti, tanto al vertice amministrativo dello Stato sabaudo quanto lungo il percorso che toccava le terre bagnate di Ivrea, Albiano, Vestignè, Masino, Borgomasino, Moncrivello, Villareggia, Cigliano, Saluggia, Livorno, Bianzè, Borgo d'Alice, Alice, Tron-zano, Santhià, San Germano, Crava, Salasco, Cascine di Strada, Olionengo, Venaria Vercellese, Casalrosso, Viamino, Lignana, Selve, Dezzana, Costanzana, Stroppiana, Vercelli, Aziliano. Ln disegno autografo di Leonardo, nel verso del foglio 211 del Codice Atlantico (conservato alla Biblioteca Ambrosiana), mostra un ponte canale attraversante un fiume; e la didascalia precisa « na vi lìo . din vrea . facto . dal fiume . della . doira », e subito sotto, « montagni d'invrea . nella . sua . parte . sìlvagìa . produce di verso . tramontana ». Che si tratti d'uno scavalcamento d'un canale al di là d 'un ostacolo, non può dubitarsi. Sembra anche che non sia da dubitarsi che quell'impedimento sia la Dora, la quale appunto nasce a settentrione, dietro la montagna d'Andrate, la quale verso la Valle d'Aosta è meno fertile che verso il Biellese. Il carattere di ponte canale è poi ribadito da un'altra scritta applicante il principio idraulico di Archimede, per cui la barca transitante sul ponte canale non aggrava le strutture di questo con sovraccarichi. Ma dove avrebbe dovuto costruirsi questo incrocio tra il Naviglio ed il fiume, resta un interrogativo cui per ora non si sa rispondere (IV, 1 ; fig. 3). È possibile concludere che il Naviglio d'Ivrea mai bene funzionante (nel 1564 era interrotto e vi lavoravano i conti di Masino; nel 1616 si dovettero fare progettare da Carlo di Castellamonte degli importanti restauri; ed ancor oggi l'amministrazione dei canali demaniali dipendenti dal Ministero delle Finanze rifà ampi tratti delle impermeabilizzazioni delle suole e delle sponde) era purtuttavia una grande idea nel concerto di quella proiezione della società padana sul paesaggio trasformato da selvatico in civilissima geometria generatrice di tanti beni materiali e culturali. I successivi canali realizzati nel Canavese vanno visti come completamento di quella idea. II Naviglio di Caluso (dall'Orco a Cuorgnè, tra Valperga e Castellamonte, sotto Agliè, San Giorgio, Caluso) risale ai tempi di Emanuele Filiberto e vi intervenne in parte un architetto di gran nome, Ascanio Vittozzi. La gora di Chivasso gli corre parallela, da occidente ad oriente. Opera del lombardo Alessandro Resta, quello della ristrutturazione del castello di Chivasso (III, 1 ; fig. 36) e di certi rilievi e progetti sul Naviglio d'Ivrea intorno al 1566 (IV, 1; fig. 2). Ed infine il canale di Cavour ripropone, a mezzogiorno di quello d'Ivrea, il tema dell'irrigazione, ma non più della navigazione. Ancora statuaria tra svariate componenti nordiche e padane. IV, 2 Della scultura s'è detto quale arredo del paesaggio e quale partecipe all'impegno architettonico (III, 3). Ora si dirà del rapporto tra scultura e pittura, così come cercasi d'avviare il discorso sulle arti figurative in Piemonte dacché è diventato di prassi cercare d'ogni pittore anche la sua corrispondente personalità quale statuario. La problematica interessa Jaquerio (A. Griseri), Spanzotti (M. Gregori), Macrino e Gaudenzio (N. Gabrielli), singolarmente; ma anche si compromettono tra loro pittori e scultori differenti, come Spanzotti influenzante il padre di Defendente, di Tanzio agente sul fratello Giovanni d'Errico (G. Testori). La ricerca degli studiosi è però assai ostacolata dal minore numero di sculture note rispetto alle pitture; ed anche dal curioso fatto che a proposito di scultura si parla sovente d'artigianato locale, come se in quei secoli esistesse una distinzione tra gli artisti di rango olimpico e gli operatori pratici e mercantili. Piace molto parlare di artigiani scultori valdostani; ciò complicando le cose quando si sguscia dalla Vallèe sul piano canavesano, ove non si vedrebbero circuitare che prodotti d'artisti di magisterii di varie nazionalità, soprattutto francesi, svizzeri, tedeschi, fiamminghi, tirolesi, ticinesi, milanesi e pavesi, toscani e così via. IV, 2; fig. 1. Madonna romanica, grossa scultura lignea, alterata nel secolo scorso, venerata nel santua-rietto di Anzasco. 192