1 Gora e Molino di San Marco - 2. Convento di Santa Catterina (distrutto) - 3. Convento di San Marco (distrutto) - 4. Convento di San Nicolò (distrutto) - 5. Convento di San Bernardino (distrutto) - 6. Convento dei Cappuccini, già Cappella di San Grato - 7. Strada a Monte Giove - 8. Strada Ceresa - 9. Strada sopra ripa o Riviera (Rivera) - 10. Stradicciuola al Convento di San Bernardino ed orti laterali (ora prati) - 11. Strada a Caluso - 12 - Strada a Mazzè (ora alla Mandria) - 13. Gora di San Pietro - 14. Gora del Marchese - 15. Borgo e Chiesa di San Francesco (distrutti) - 16. Molino dei Carletti (distrutto) - 17. Fossa accerchiente il borgo di San Francesco, le mura della città, dividente i borghi di San Pietro e Santa Maria, inondata negli assedi (colmata) - 18. Gorello scorrente per la via maestra (ora nel cunicolo sotto la via) - 19 Strada a Torino - 20. Via dei Mercanti o maestra (ora di Torino, modificata) - 21. Strada a Vercelli (modificata) - 22. Ospedale di San Lazzaro pei lebbrosi (distrutto) - 23. Chiesa ed Ospedale di S. Maria delia Baina = bealera [gora] (distrutti) - 24. Molino di San Pietro - 25. Follone e Sega di San Pietro (distrutti) - 26. Orchetto (mutato di luogo scorrendo ora in parte minima colla gora di San Pietro subito al Po in linea retta da Nord a Sud), laddove correva allora tutto a sud del borgo, ed a scirocco di esso scaricavasi nel Po - 27. Molino e sega del Marchese (distrutto nel 1415) - 28. Molino Carletti e poi Portis (distrutto nel 1415) - 29. Canale scaricatore dell'acqua delle fosse nell'Orchetto - 30. Cappella di Santa Maria di Loreto, prima sede dei Cappuccini (distrutta) - 31. Cappella di San Rocco (distrutta) - 32. Cappella di San Martino (distrutta) - 33. Porta di Strada (distrutta) - 34. Porta degli Umiliati (distrutta) - 35. Porta Ceresa (distrutta) - 36. Porta dell'Olmo o di San Francesco (distrutta) - 37. Porta dei Giuliati (distrutta) - 38. Porta San Pietro (distrutta) - 39. Porta Giussiana (distrutta) - 40. Porta Vercelli o San Guglielmo (distrutta) -41. Porta del Soccorso o Ruta e via omonima [ora del Collegio] (distrutta) - 42. Porte del castello (distrutte) - 43. Chiesa parrocchiale di San Pietro (distrutta) -44. Casa comune del capitolo di S. Pietro (distrutta) - 45. Chiesa e convento di Santa Chiara (distrutti) - 46. Palazzo del Marchese già dei Graffagni (distrutto) -47. Chiesa ed Ospedale di San Giovanni della Nissola (distrutti) - 48. Cappella di Santa Maria di Lucedio (distrutta) - 49. Casa dei Carletti (modificata) - 50. Chiesa di Santa Maria Maggiore e cimitero - 51. Chiesa e convento di Sant'Antonio (abitazione) - 52. Sinagoga ed abitazione degli Ebrei (abolita) - 53. Muro dividente la piazza del Castello da quella di S. Maria (distrutto) - 54. Cappella di San Michele dei monaci di San Benedetto (distrutta) - 55. Prigioni giudiziarie (distrutte) - 56. Cappella di Santa Maria Coronata (distrutta) - 57. Cappella di Santa Maria della Misericordia (distrutta) - 58. Castello dei marchesi del Monferrato (distrutto) - 59 Torre ottagonale e quadrata del castello (distrutta la seconda) - 60. Torre ottagonale dei Crova, poi campanile quadrato del convento di San rrancesco Lora asilo infantile] (esiste solo più la base della torre, essendovi soprapposto il campanile) . ziosa solita testimonianza d'Azario allorché accenna agli inconvenienti derivati da un'assenza prolungata del marchese Giovanni di Monferrato, quegli della battaglia di Caluso (II, 8) recatosi ad Avignone. Egli aveva lasciato come provvisorio luogotenente in Chivasso e « di qua dal Po » Pietro da Settimo, un grande briccone molto utile in guerra (aveva occupato già prima del fatto d'arme di Caluso lo strategicamente indispensabile castello fruttuariense di Volpiano avvalendosi d'uno strattagemma spassoso, corrompendo la propria antica balia ed il di lui figlio responsabile della custodia in aiuto ad un monaco di S. Benigno). «Appena partito il Marchese, egli [Pietro da Settimo] fece decapitare pubblicamente uno del casato dei Ferrari, che è la famiglia più potente dei ghibellini di Chivasso, per un leggero screzio con la moglie di Pietro, che era dei Palantro, i più potenti nobili di Chivasso di parte guelfa; e ciò era avvenuto nonostante che la Marchesa madre, « convinta della sua innocenza, avesse a spada tratta difeso il Ferrari, mentre si trovava nel castello di Chivasso »...; « tornato III, i ; fig. 4-« Chivasso prima del 1450», dall'ottocentesco storico Vittone, autore della raccolta di conferenze d'argomenti chi-vassesi. HI, i ; fig. 5. C. Rovere : Veduta di Chivasso da oltre Po, anno 1840.