in, 3; fig. 25. Planimetria della cattedrale eporediese ristrutturata neoclassicamente (arch. Gaetano Bertolot-ti, 1853). Cfr. II, 5; figura 5 : sono visibili gli arconi ed i nicchioni rinascimentali demoliti (Biblioteca Capitolare, Ivrea). cose ritardate oltre ogni limite pensabile a proposito della diatriba tra anticlassicismo e classicismo, tra barocco e neoclassico (VII, 5 e VII, 9). L'umanità non s'ammala d'amore per determinate preferenze stilistiche mediante fiammate repentine, brucianti ogni cosa in un baleno e sostituendo a tutte quelle cose delle nuove cellule viventi, generate improvvisamente come avviene sui palcoscenici dei teatri ove le scene si susseguono tra loro senza pausa. Così è accaduto dell'arte rinascimentale; la quale s'è inserita nei vari paesi europei come ha potuto: poco alla volta, talora imperfettamente, talaltra incompiutamente passando direttamente da un manierismo gotico ad un manierismo barocco. Il Canavese non ha conosciuto l'architettura rinascimentale che nel racconto dei pittori (IV, 5). Comunque per prima attività artistica fioriva ciò ch'è portatile ornamento personale della gente, fatto per muoversi entro le cosiddette mode mondane, del vestiario e dell'arredamento; ed in seguito diventava appetibile ciò ch'è architettura, fatto per testimoniare più duraturamente nella pietra e nel paesaggio un altro tipo d'arredo facente scena, scena che si pretende chiamare cultura. Ogni scena preesistente resiste più o meno alle proposte di cambiamento. Scena resistentissima fu il paesaggio arcaico, che assommò le variazioni culturali dalla antichità all'era moderna. Il paesaggio arcaico è tipicamente a carattere resistente; ma fu più oppositore agli inviti umanistici rinascimentali sull'arco alpino e oltre tale catena montagnosa. Quassù il paesaggio arcaico fu espugnato poco e malamente mediante gli oggetti arredativi di modeste dimensioni: appunto, mobili e statue. Mobili e statue, come biglietti da visita, preventivamente e per tempo annunciarono l'avvento di nuovi oggetti di maggiori dimensioni, quali le case, i palazzi pubblici, le sedi di culto e gli interi globali aggregati urbani. Su tali edifici entravano pertanto prevalentemente valori di contenuto illustrativo, che tuttavia è in ogni architettura, anche la più purista; e la canonicità architettonica cominciava a farsi sentire quale laconico suggerimento formale attraverso le narrazioni figurative variamente composte in ciclo. Tanto per fare esempi concreti che non siano il già esaminato assetto globale delle terre-cotte della facciata di Santa Maria di Chivasso, la quale si paragonò ad un paramento istoriato, riaffiora alla memoria la nota facciata del duomo gotico di Basilea, nella quale l'architettura canonica ogivale affiora quale falsariga dietro ai concatenati cicli narrativi delle belle statue facenti scena di sacra e civica rappresentazione. Le statue a Basilea sono d'arenaria violacea proveniente dalla vicina Francia. Sarebbe interessante poter conoscere se la facciata di Santa Maria del Popolo di Caselle eseguita nel 1501 fosse come quella chivassese tutta in terracotta, a pezzi facenti tessitura architettonica. Qualche statuetta si nota incastonata quale reperto archeologico sull'intonaco del municipio locale, adattato entro il convento dei Serviti (A. S. d. A. ; I, 8 ; figg. 4 4- 6 e III, 3). Altrettanto dicasi della facciata della chiesa di San Giorgio di Valperga, della quale esistono sparse statuette (III, 3 ; figg. 26 4- 28). Ili, 3; figg. 26 H- 28. Tre delle statuette laterizie provenienti dall'antica facciata di San Giorgio sopra Valperga (III, 4; fig- 12). 172