Particolare della pianta di Torino delineata da Giovanni Carracha nei 1572. In primo piano, da sinistra, si vede: il Castello (attuale Palazzo Madama); la Galleria che univa il Castello al Palazzo del Vescovo; l’area comprèndente il Palazzo del Vescovo (ch’è il fabbricato lungo, di scorcio, ad angolo retto con la Galleria), le case ed i giardini e gli orti dei canonici. A destra, il Bastione degli Angeli, appoggiato al muro romano. In secondo piano il Duomo. Dietro la Galleria, nella piazza, il gruppo di casupole con la fonderia dei cannoni. ebbe contatti con Emanuele Filiberto (al quale dedicò nel 1570 due dei suoi Quattro libri dell’Architettura) e non con Carlo Emanuele I, che ordinò la costruzione di codesta «rotonda» nel 1587, secondo quanto attesta il Rovere (7), e quindi valendosi probabilmente dell’opera del Vittozzi. Vedremo che il palazzo del duca di Savoia poi chiamato « vecchio » in contrapposto con l’altro edificato a metà del Seicento, cioè il « Palazzo Grande », ebbe anche il nome di « Palazzo di S. Giovanni » per esser situato — come scriveva il Derossi — «vicino alla Chiesa Metropolitana di s. Gio. Batista»; se non che la parola «vicino» è un po’ troppo vaga per indicare l’ubicazione precisa di un edificio di tanta importanza; ma a questo punto è opportuno fare un passo indietro nel tempo. 15